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TESTIMONIANZA DI DUE COMPAGNI DI STUDIO

Testimonianza scritta dai PP. Edouard Glotin e Albert Vanhoye, compagni di studio di
P. Bernard, pubblicata su Compagnie, notiziario della provincia gesuita di Francia nell’ottobre 2001.

Primavera 1940. Da Berck, sua città natale, si fuggiva davanti all’esercito tedesco. “Perché io, su questi sacchi in un camion e con le braccia in croce?” Egli faceva risalire a quel momento il suo ritorno a Dio, dal quale si era allontanato, verso la fine dell’infanzia, la sera in cui aveva rifiutato alla madre di dire le preghiere.
Era nato il 18 marzo 1923 in una modesta famiglia di quattro figli. Il padre, di origine còrsa, era postino e la madre rifaceva i materassi vecchi. Aveva frequentato due anni di École Normale [istituto superiore di formazione per maestri elementari], dai quali gli era rimasto il dono dell'insegnamento. Poco tempo dopo un primo contatto con il tomismo avrebbe illuminato per sempre la sua intelligenza e il 28 settembre 1943 bussava alla porta del noviziato di Champagne, sfollato nel sud-ovest della Francia.
Sin dalla "philo" [il terzo liceo classico frequentato da P. Bernard per integrare gli studi precedenti e chiamato appunto "filosofia", in quanto nel sistema scolastico francese è prevalentemente dedicato allo studio di questa materia] e dagli studi di filosofia a Vals (1947-1950) una precoce reputazione di superdotato gli valse l’affettuoso nomignolo di “noûs” (la ‘s’ va pronunciata), vale a dire di ‘Intelletto’ in senso aristotelico. Ma a questo proposito va detto che i mali di testa del periodo dello juniorato lo avevano fatto persino dubitare di poter diventare gesuita: “Mi sono donato alla Compagnia” era stata la sua reazione. “Se non potrò studiare, sarò fratello coadiutore.”
Nella primavera del 1950 a Montpellier, una menzione "ottimo" premiava lo scritto finale (mémoire) del Diploma di Studi Superiori (D.E.S.) in filosofia sul tema L’affirmation de l’existence chez Kant. “E’ della nostra razza” concludeva quel giorno Ferdinand Alquier, il suo maestro agnostico.
Ma Charles André viveva altrove. “La spiritualità è l’unica cosa che mi abbia mai veramente interessato” avrebbe confidato ai suoi compagni il giorno del 50° anniversario del suo ingresso nella Compagnia di Gesù, quando era prossimo a concludere una carriera di professore (1962-1996) e di preside (1990-1996) presso l’Istituto di Spiritualità della Gregoriana.
“Qual è stato l’elemento fondamentale del suo insegnamento?” si chiedeva l’Osservatore Romano dell’8.02.2001. Indubbiamente il suo sforzo di chiarire e illuminare lo stretto rapporto fra spiritualità e teologia fondandolo su solide basi antropologiche, stabilendo, da un lato, la scientificità della teologia spirituale e lavorando, dall’altro, a fare della spiritualità un’autentica fonte dottrinale. L’Istituto di Spiritualità scelse dunque come tema del volume in suo onore quello di Esperienza e Spiritualità (Pomel, Roma 1995). In realtà, tutto l’impegno della sua teologia gravita attorno a questo nucleo centrale dell’‘esperienza spirituale’ considerata in tutta la sua ampiezza: 'Ho cercato, affermava la premessa alla sua Teologia spirituale (6a ed. it., San Paolo, Cinisello Balsamo, 2002, p. 9) di aderire alla totalità dell'esperienza spirituale, senza escludere quella che si svolge al di fuori dell'ambito cristiano'”.
Si spiega così la scelta precedente degli argomenti del suo duplice dottorato ecclesiastico: Nature et volonté chez saint Thomas d’Aquin (Chantilly 1951) per la filosofia e Théologie de l’espérance selon saint Thomas d’Aquin (Vrin, Parigi 1961) per il biennio romano di teologia. Ma la novità della sua Théologie affective (Cerf, Parigi 1984; ed. it., Teologia affettiva, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1985) sarà data dalla combinazione, rara in un intellettuale, di una eccezionale forza speculativa e di una scienza pratica della psicologia, per la quale, fin dai tempi di Vals, la lettura di Pradines aveva acuito l’interesse.
Molto prima che nel 1986 Giovanni Paolo II ricordasse alla Compagnia la sua missione storica, egli si era compenetrato del carisma del Cuore di Gesù – testimoniava, al momento delle sue esequie, il suo amico p. Albert Vanhoye, il quale ricorda, come noi, l’Equipe Saint-Jean che egli riuniva ogni mese a Vals per parlare di questo argomento. Già allora aveva percepito ciò che p. Arrupe avrebbe in seguito chiamato “la dunamis racchiusa in questo simbolo”: affidandocelo, il Signore ci aveva lui stesso consegnato la chiave dell’espressione mistica. Alla scuola dello Pseudo-Dionigi, Charles André non cessò più da allora di adoperarsi per far confluire, senza confusione, la teologia razionale e un altro linguaggio di cui avrebbe affrontato la decodificazione nella sua Théologie symbolique (Téqui, Parigi 1978; ed. it. Teologia simbolica, Paoline, Roma 1984). Proprio la non conoscenza di quel linguaggio, sosteneva, era all'origine della condanna di teologi mistici quali Eckhart.
Il Dio dei mistici, la sua opera fondamentale, non vuole essere una impossibile storia della mistica cristiana, ma una tipologia selettiva di alcune grandi esperienze. Il primo volume (Le Dieu des mystiques. Les voies de l’intériorité, Cerf, Parigi 1994; ed. it. Il Dio dei mistici. Le vie dell’interiorità, San Paolo, Cinisello Balsamo 1998) riassume l’incessante rilettura di Giovanni della Croce di cui, d’estate, faceva beneficiare i carmeli francesi, prima di esserne accompagnato, lui stesso, in ospedale. Nel volume successivo (La conformation au Christ, Cerf, Parigi 1998; ed. it. La conformazione a Cristo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2000) sottolinea il ruolo fondamentale dell’esperienza di santa Margherita-Maria. Nel terzo, infine, (Mystique et action, Cerf, Parigi 2000; ed. it. di prossima pubblicazione) dedica molte pagine a Ignazio. La pubblicazione postuma di un ultimo volume che ricapitola la sua visione della Théologie Mystique è affidata alla professoressa Maria Giovanna Muzj, sua fedele traduttrice: “Ha dichiarato a diverse persone, me compresa,” riferisce quest’ultima, “che l’opera poteva essere stampata così com’era, poiché, pur non essendo completata, conteneva comunque già tutta quella parte di riflessione teorica che ne costituiva l’essenza, il seguito dovendo consistere in una esemplificazione basata sugli autori studiati nei tre volumi precedenti”. “Se Dio vuole prendermi prima che abbia finito, concludeva, vuol dire che il seguito non gli serve”.
Con un tale palmarès “ci si potrebbe fare un'immagine di p. Bernard come di uno studioso e pensatore certamente eminente, ma freddo e astratto” scrive p. Herbert Alphonso, suo collega alla Gregoriana. “Tutt'altro, a dire il vero. Mentre dalle sue esperienze giovanili era rimasto uno spirito saldamente libero e coraggioso, anzi "indipendente" nel senso positivo della parola, trasfondeva nel suo modo semplice e discreto una notevole e benevole umanità. Attento, anche con entusiasmo, agli avvenimenti sociali, politici e persino sportivi del nostro mondo fino alla fine, p. Bernard si è dimostrato, ed è rimasto sempre, un temperamento ottimista, anzi, per alcuni, un ottimista inveterato”. In ogni caso, le numerose persone che si affidavano alla sua direzione spirituale traevano beneficio da questa robustezza del suo carattere e gli amici, ai quali era estremamente fedele, apprezzavano la sua affettività ricca e profonda.
Il caso fatale non fu un problema circolatorio, come nel 1989. Fu un cancro dell’esofago, risalente a due anni prima, a portarlo via in cinque settimane, nonostante un intervento durato 10 ore. Prima di ricoverarsi, emanava una pace che gli derivava dalle lunghe ore trascorse in cappella sia di giorno che di notte, per rinnovare l’offerta della sua vita. “Un giorno l’ho visto tutto raggiante di gioia interiore”, testimonia Maria Giovanna, la sua figlia di elezione. “L’azzurro degli occhi risaltava e dimostrava 15-16 anni, come mi era capitato di vederlo qualche volta in passato.” Nel suo letto d’ospedale ha sofferto molto, ma senza un lamento.
Molto tempo addietro aveva chiesto, con l’ingenuità di un fanciullo educato alla scuola di Teresa, di “morire d’amore”. Ma, sempre come Teresa, era ben consapevole che “morire d’amore non significa morire nei trasporti dell'amore”. Ancora lucido l'antivigilia della morte, come visse l’istante supremo? Rimane il segreto della sua ultima notte solitaria, il 1 febbraio 2001 alle tre del mattino.

***

TESTIMONIANZE DI FAMILIARI

La sorella ***
***, Belgio, 28 marzo 2001

Eravamo i quattro bambini di una famiglia di pescatori che aveva una vita dura, ma abbiamo avuto tutti un’infanzia felice e senza preoccupazioni, tra un padre che ci amava, pur essendo difficile da capire, e una madre che adoravamo e che ci passava tutti i nostri capricci di adolescenti, tranne forse quello che André combinò due giorni prima della comunione solenne [secondo l'uso francese, la prima comunione avviene in forma privata; poi verso i 12 anni si fa la Comunione solenne che ha carattere festivo].
Quel giorno il parroco venne ad informare mia madre che André non avendo mai voluto studiato il catechismo, non avrebbe potuto dargli la comunione. In quel mentre sopraggiunse André, il quale davanti alle lacrime e allo sconforto di nostra madre, si rese subito conto della situazione e le promise che avrebbe fatto la Comunione. In un pomeriggio ha imparato a memoria tutto il catechismo e tutto è rientrato nell'ordine.
Più tardi mia madre, ormai fiera di quel che era diventato suo figlio, era solita raccontare questo episodio, ma sempre sorridendo.
Avevamo un amico sacerdote che veniva spesso a trovarci e che la gente di Berck considerava un santo. Purtroppo è caduto in guerra. Qualche giorno dopo la sua morte André è ritornato da Arras dove faceva il maestro e ha annunciato alla famiglia che prendeva gli Ordini. Mio padre si è opposto, ma non c’è stato niente da fare. In seguito, per la gente di Berck, André era quello che era stato chiamato da Dio per sostituire l’abate Vandewalle.
Tutta Berck amava mio fratello per la sua gentilezza e per l'arte che aveva di non far mai alcuna differenza fra le persone, e quindi tutti lo invitavano per parlare del passato e ricordare tutte le marachelle dei tempi di scuola.
Anche per questo motivo, in occasione delle riunioni di famiglia non veniva mai fatta alcuna allusione tra i tre fratelli, i quali avevano idee opposte riguardo alla religione e alla politica.
André era sempre molto felice nel mese d’agosto quando poteva fare un bagno nell'adolescenza parlando il dialetto di Berck [patois], lingua che era fiero di conoscere a fondo.
Già da bambino era noto per il fatto di non andare mai per strada senza un libro in mano, dato che leggeva dalla mattina alla sera, tranne quando andava a pesca o a passeggiare sulle dune con il cane.

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La vedova di *** [fratello minore di p. Bernard]
Francia, 6 agosto 2001

Come pensare che una tale intelligenza, una tale mente illuminata da una fede così profonda, così completa, una personalità così forte, che tutto questo abbia potuto scomparire, essere annullato per sempre? Non ho ancora accettato che egli non sia più.
André mi parlava del suo lavoro, dei suoi scritti - scrivere era per lui un cammino spirituale – della pubblicazione dei suoi libri, ma non di se stesso.
Jean [il fratello maggiore] una volta mi ha raccontato l’episodio della comunione solenne di André [….] La mamma era in preparativi per la festa: l’abito per il comunicando, il pranzo ecc… Quando, tre giorni prima della cerimonia, il parroco della parrocchia è venuto a dire alla signora Bernard che André non avrebbe fatto la comunione, dato che non aveva mai frequentato il catechismo.
Costernazione generale. Al ritorno di André, stava fuori buona parte del tempo…la madre gli riferisce l’accaduto. Reazione di André: “Continua i preparativi, dice alla madre; farò la comunione, ci penso io”.
Seduta stante va a trovare il parroco e incomincia col fargli delle rimostranze. Perché era andato a tormentare la mamma? Il problema era solo il catechismo? Bene; se entro due giorni saprà il catechismo a memoria, potrà fare la comunione? Leggero imbarazzo del parroco, il quale tuttavia acconsente. In capo a due giorni André annuncia al sacerdote che può interrogarlo su qualunque pagina del libro, sa tutto a memoria. Ed era vero. Fa dunque la comunione il giorno seguente. Ma nel pomeriggio, all’ora dei Vespri, è piovuto, André ha bevuto del vino e uscendo scivola in una pozzanghera. Ritorna sui suoi passi e dichiara: la comunione è finita, niente Vespri. Determinazione, autorità, impertinenza anche, in un ragazzino di neppure 12 anni.
Parlando con Roger della sua vocazione tardiva, André gli confidava che era il ricordo di un sacerdote della parrocchia, le parole che questi gli aveva detto un giorno, ad averlo profondamente segnato. Il sacerdote aveva messo su una squadra di calcio all'oratorio. André faceva parte di un’altra squadra. Egli amava molto lo sport e ne praticava diversi. Le due squadre si sfidavano in tornei organizzati. Il sacerdote non poteva non aver notato la forte personalità, l’intelligenza di André, come pure la sua posizione antireligiosa. Non so in quali circostanze il sacerdote un giorno disse ad André che avrebbe dato la sua vita per lui. André ne fu fortemente impressionato. Il sacerdote morì in guerra. André allora cambiò completamente.
La grazia di Dio era su di lui, era in lui.


Una nipote
Francia, 14 gennaio 2002

Mi sono sempre mantenuta, più o meno regolarmente, in contatto epistolare con “Tonton André” [Tonton è espressione infantile che sostituisce l'appellativo zio], come lo chiamavamo tutti noi nipoti. Le nostre lettere erano sincere, senza essere intime quanto avrei voluto, ma avevo un po’ di difficoltà a confidarmi totalmente: la sua grande spiritualità mi intimidiva, mi tratteneva. Ma la mia ammirazione per lui era pari al mio affetto e penso molto spesso a lui; mi manca.
Ho realizzato dopo la sua morte quale grande perdita questa significasse.

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TESTIMONIANZE DI AMICI


Un amico dell'École Normale
Francia, 12 luglio 2001

Sì, sapevamo che Charles Bernard ci aveva lasciati...
Padre Charles Bernard “non ci ha lasciati orfani”, perché le sue opere così numerose, così dense, così preziose continueranno a donarcelo, a trasmetterci l’essenza del suo lavoro, delle sue preoccupazioni, delle sue scoperte, di tutto ciò che egli amava - “perché chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio”.
E devo ammettere che, per quanto mi riguarda, ho letto soltanto una piccola parte del Dio dei mistici, precisamente quella che riguarda più da vicino santa Teresa di Gesù Bambino… E mi ricordo in particolare ciò che Teresa di Lisieux disse l’11 luglio 1897 (giusto ieri, 11 luglio 2001, era l'anniversario di questa splendida dichiarazione: “Dite pure, madre, dite pure che se avessi commesso tutti i peccati del mondo avrei sempre la medesima fiducia”). Forse mi sbaglio, ma credo che lo spirito, la portata, la luce di questa testimonianza erano rimasti presenti nel pensiero del nostro caro padre Charles Bernard.
Troverete acclusa la riproduzione di una foto del 1940: eravamo tre compagni “sfollati” presso l’Ecole normale di Aurillac: da sinistra colui che vi scrive, al centro Charles Bernard con un sospetto di aureola sulla testa (lo abbiamo spesso preso in giro per questo motivo), e a destra Raymond Jacquenod, morto il 30 giugno 1999 (aveva concluso la sua carriera come ispettore generale dell’Istruzione ).
Charles André si è convertito nel 1941? E’ una domanda che a volte mi pongo… Si tratta di un semplice ricordo. Avevo invitato i miei due vecchi compagni a venire alla messa della domenica a St Géraud, a Aurillac dove stavamo allora: ed era un po’ per vanità, dato che cantavo un mottetto dell’organista : “Verbe éternel venu sur terre…” e desideravo far ascoltare ai miei amici questa composizione di Henri Imperaire (l’organista). Insomma, sorvoliamo su tanti dettagli, ma con mia grande sorpresa, uscendo dalla chiesa ecco che Charles Bernard dichiara a Raymond Jacquenod e al sottoscritto:
“Sono convertito!”…
Non ho mai creduto veramente a quella affermazione…Ma dopo sessant’anni mi pongo veramente la domanda. Chi sa?
Stranamente, d'altronde, “Notre Dame du Chœur [del Coro] divenuta Notre Dame du Cœur [del Cuore]” potrebbe essere all’origine di quella “conversione”. E se si rilegge quella testimonianza della Pasqua 1948, quelle righe che voi avete saputo individuare fra l’insieme delle pagine diffuse grazie alla vostra fedele premura:
“O Gesù,Verbo di Dio…
------
…il primato dell’amore sotto il segno del vostro Cuore”
[inizio e fine di una preghiera composta per la Pasqua del 1948
da P. Bernard per il gruppo saint Jean e riportata in appendice]

non si può fare a meno di ricollegare Aurillac, i nostri incontri, la nostra amicizia di vecchia data, il “Verbo eterno” del mottetto di Henri Imperaire, il “Sono convertito” di Charles, Notre Dame “du Chœur”, “du Cœur”, i Cuori di Maria e di Gesù…
e tutto il Resto, misterioso inesprimibile…al quale siamo tutti collegati e che ci dona “luce e forza” come auspicava il nostro amico in quella Pasqua del 1948.

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Un amico
Francia, 7 giugno 2001

In seguito a un incontro casuale, o direi piuttosto a un caso fortunato, P. Charles André Bernard era diventato per me un vero amico e ogni anno, dal 1986 o 1987 in poi, all’inizio d’agosto ero felice al pensiero di incontrarlo a Berck. Andavamo a passare dei pomeriggi di pesca insieme e ogni anno più volte pranzavamo insieme.
Gli devo molto. Non soltanto di aver tratto beneficio dalla serenità che emanava dalla sua umile persona, ma anche dai suoi insegnamenti. Essi hanno sgrossato la mia ignoranza nei riguardi della Chiesa, nell'impegno di farmela comprenderla dall’interno.
Un giorno, a tavola, me ne ricordo come se fosse ieri, gli ho domandato cosa fosse il misticismo. In quel momento egli si è rivelato totalmente, con discorsi appassionati, appassionanti e comunicativi. Essi hanno contribuito in modo determinante all’evoluzione del mio modo di vedere il mondo.
Non ci siamo scritti spesso. [….] Abbiamo fatto ricorso alla comunicazione scritta soltanto quando mi ha aiutato a preparare una memoria richiesta da una procedura ecclesiastica. In quell’occasione mi ha fatto cogliere la distanza fra la giustizia di questo mondo e quella della Chiesa. Così facendo, era tutta una formazione riguardo a quest’ultima che ha fatto passare, quasi senza che me ne accorgessi, senza grandi discorsi.
Con lui, ho perso un amico vero, con cui potevo comunicare in piena libertà, in un clima di benevolenza che rendeva più facile l'esteriorizzazione dei miei pensieri e il loro affinamento. Dialogavamo solo una volta l’anno, per diversi giorni, è vero, a parte qualche scambio telefonico su argomenti ben precisi. Ma in quei giorni si creava un clima particolarmente propizio a scambi profondi. Di quali ricchezze gli sono debitore! Un pezzo della mia vita è scomparso con la sua morte improvvisa e brutale.

TESTIMONIANZE DI PERSONE CHE HANNO CONOSCIUTO
P. BERNARD COME PROFESSORE, COME SACERDOTE
O COME GUIDA SPIRITUALE

S.E. Mgr *** ***
Francia, ***, 9 settembre 2001

Quando ero a Roma [….] andavo abbastanza spesso a trovare il Padre Bernard per averne dei consigli spirituali. Apprezzavo il suo realismo e la sua profondità. Non ne ho profittato abbastanza. Mi aveva regalato diversi suoi libri.

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S. E. Mons. *** ***
Italia, ***, 13 giugno 2001

[…] ringrazio di cuore per aver pensato a me e inviarmi alcuni manoscritti dell’indimenticabile P. Bernard. La sua morte mi aveva colpito, ma riportavo in me i tratti della sua profonda spiritualità, cordialità e amicizia nei miei confronti e grande competenza. La sua scomparsa lascia un vuoto sia nel mondo accademico che nella vita di molte persone.

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Un sacerdote
Francia, 1 agosto 2001

[….] la triste notizia del “dies natalis” di P. Charles-André Bernard. L’ho incontrato personalmente una volta a Notre Dame de Vie e abbiamo avuto in quell’occasione un fruttuoso scambio di pensiero sul tema della “mistica apostolica”, tema da lui affrontato nel suo volume su Mistica e azione.
Questa ricerca ci appassionava (mi appassiona tuttora), e abbiamo potuto constatare una convergenza di opinioni pur attraverso la diversità tra l’approccio ignaziano e quello di Teresa d’Avila.
Ora egli vive sicuramente quella unione con il Signore agognata da tutti i mistici! Grazie ancora di avermi reso partecipe di alcune confidenze riguardo alla sua personale ricerca di unione con il Signore.

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Uno scrittore che ha fatto la tesi di dottorato con P. Bernard
Stati Uniti, 2 luglio 2001

Ho letto con tristezza il suo resoconto della morte di P. Bernard […]. Sento un particolare debito di gratitudine nei confronti di P. Bernard, perché, senza il suo aiuto è probabile che non avrei mai finito il mio lavoro [alla tesi] all'Istituto, già interrotto per diversi anni. Egli rimosse gli ostacoli potenziali e diresse lui stesso la mia dissertazione così che tutto si concluse felicemente.

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Una carmelitana
Francia, 24 giugno 2001

Abbiamo sempre apprezzato la sua semplicità, la sua disponibilità, il suo modo di esporre chiaramente argomenti complessi, a volte molto al di là della nostra esperienza comune.
La nostra priora, originaria della regione di Berck, dove il Padre passava alcune settimane ogni estate, parlando con lui di comuni conoscenti, è rimasta anche colpita dalla sua prossimità con la gente semplice del suo paese natale.

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Una religiosa missionaria
Francia, 21 marzo 2001

Ci conoscevamo da quasi 40 anni. Sin dall’inizio della mia vita religiosa mi aveva guidato con quella conoscenza profonda che aveva della persona, della vita spirituale e con la fedeltà della sua amicizia.
P. Bernard era veramente un padre per me e gli devo ciò che sono diventata. […]
P. Bernard, nella sua malattia e nella sua morte è stato configurato al Cristo che amava tanto. Accanto a Dio, ora, veglia su di noi.

19 luglio 2001
Durante circa 40 anni, attraverso le tappe della mia vita religiosa di missionaria in Francia, nel Madagascar, nell’isola di Réunion e poi nuovamente in Francia, è stato per me un padre, un amico fedele, una guida sicura, la cui amicizia fedele lo legava anche alla mia famiglia.
Dopo lunghi anni di separazione, volontaria per l’accoglienza ai pellegrini del giubileo, l'ho incontrato di nuovo a Roma nel gennaio del 2000. Che gioia nel rivederci! Nel settembre del 2000, mentre dava un ciclo di conferenze alle carmelitane di Compiègne, ha guidato il mio ritiro spirituale. Per diversi giorni abbiamo pregato, condiviso, mangiato insieme. Prendevamo i pasti nel piccolo parlatorio, evocando i nostri ricordi, guardando con fiducia all’avvenire. Non mangiava molto. Io me ne preoccupai. Glielo dissi. Mi disse che non aveva appetito, che quel che mangiava era sufficiente e sentivo che non voleva dilungarsi sull’argomento. Ero lungi dal sospettare la realtà…
La sua conoscenza della vita spirituale ne faceva una guida straordinaria, che mi ha condotto a quella libertà interiore cui ogni vita interiore deve tendere. Gli devo molto e, come lei scrive giustamente, “la sua scomparsa lascia un vuoto che nulla può colmare”.
Il progetto di raccogliere le sue lettere e i suoi consigli spirituali mi sembra una iniziativa eccellente.

Una madre di famiglia
Francia, 11 giugno 2001

Volevamo molto bene al Padre che è sempre stato tanto buono verso il suo amico sacerdote a Cuisy – e nostro parroco –; da molti anni lo incontravamo ogni estate e quando c’era lui tutto diventava “così chiaro e così semplice”.
Una decina di anni fa ero andata a Roma con un’amica. Il Padre aveva preso in prestito una macchina per accompagnarci ad Assisi. Ancora una volta ci aveva riempite di stupore con il suo grande sapere e il suo approccio così vivo a tutti i grandi santi: citava S. Bonaventura ecc. come se li avesse davvero conosciuti.

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Una religiosa
Francia, 27 giugno 2001

L’ho conosciuto poco, ma abbastanza per apprezzare la sua intelligenza elevata, le sue grandi conoscenze, la sua profondità spirituale.
Nella preparazione del congresso mi aveva veramente sostenuta con la sua fiducia incrollabile e serena.
Era un grande uomo, e così semplice.

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Una religiosa
Italia, aprile 2001

[…] P. Bernard è stato per me il “Padre Spirituale”. Egli stesso descrive questa figura nel suo libro "L'aiuto spirituale personale". E’ stato un vero dono di Dio! […] P. Bernard mi ha presa per mano e ho sentito in lui quella sicurezza che mi permetteva di credere e di andare avanti. Portata a dubitare, e a cercare sicurezze intellettuali su cui appoggiare il mio agire, ho dovuto poco a poco lasciar cadere idee, sicurezze e soprattutto i giudizi morali. […]
Il suo sguardo era rivolto al futuro, ricco di speranza e fiducia, nonostante la mia cecità e debolezza. Sapeva cogliere l’agire di Dio. Intuivo che per esperienza e per studio conosceva le varie tappe del cammino spirituale. Mi diceva: "Dio solo però sa il quando e il come, noi dobbiamo pazientare”.
Aveva una conoscenza umana e spirituale molto grande, ed io ho sempre avuto una grande voglia di capire. Un giorno mi disse: "Tu sei testarda, ma Dio è più testardo di te; con i furbi egli è furbo. Nel cammino spirituale, soggiungeva, non si può capire prima di fare esperienza, solo dopo aver vissuto si conosce". Questo per me è stato molto duro. Molte volte ho espresso la mia sofferenza di non capire cosa stavo vivendo. Anche questa sofferenza, era vissuta in comunione, e non mi lasciava mancare l'aiuto, però non ha mai ceduto alle mie richieste di spiegazione sul vissuto. Si limitava a indicarmi il cammino con tanta pazienza e anche con qualche bella risata.[…]
Quando esprimevo le mie fatiche nelle relazioni, sapeva relativizzare. Orientava verso quella libertà così difficile nelle comunità femminili, libertà che non è disinteresse del vissuto dell'altra, ma evita paragoni inutili e sterili, non colpevolizza se stesso e neppure giudica gli altri, e soprattutto evita quella curiosità femminile che si interessa di ciò che non la riguarda. "Tu non puoi cambiare l'altra, diceva, e poi perché te la prendi così tanto?” E così invitava a rimettersi davanti a Dio, con la propria realtà, e ritrovare un atteggiamento più giusto e più libero. Egli infatti era molto libero ed era un uomo di pace.
Tutto ciò che ha scritto e insegnato P. Bernard era strettamente unito alla sua esperienza spirituale, e questa è stata la sua missione nella Chiesa, mi ha detto “Ogni libro nasce nella preghiera”. Ora i suoi numerosi scritti e il ricordo del suo vissuto, rendono viva la sua presenza.

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Una religiosa infermiera
Francia, Pentecoste 2001

Lui rimane!.... nella mia memoria e nel mio cuore come quel padre, quel fratello che il Signore ha messo sulla mia strada nel 1964, quando una pesante prova familiare e una crisi spirituale mi lasciavano senza via d’uscita!
P. Bernard si trovava allora nella Casa Madre… e sono andata da lui nella Cappella delle confessioni, riversando tutta la mia pena… davanti a qualcuno che in quel momento mi sembrava portare il cuore misericordioso di Gesù stesso. L’anno dopo, nel 1965, lo ritrovavo per un mese durante la preparazione ai voti perpetui…
Credo che non ci siamo più persi di vista… tanta fiducia, tante complicità, tante scoperte ci accomunavano.
Evidentemente camminava chilometri davanti a me, ma dando l’impressione di camminare allo stesso mio passo.
Com’era umile!…
I miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle hanno avuto la gioia di poterlo ospitare, di parlare con lui, di scherzare … e di essere confortati in momenti difficili… e in altri, più felici.
Le feste! E’ stato presente a qualche anniversario di matrimonio… alla festa di nostra madre. Le mie varie comunità lo hanno accolto e le mie consorelle hanno beneficiato delle sue conversazioni, delle sue celebrazioni eucaristiche, e delle sue omelie tanto benefiche! Un giorno sono andata a Berck con lui … e a Cuisy en Almont […]
L’ultima volta che l’ho visto, è stato a Roma il 3 ottobre 1998, in occasione di un Congresso della Sanità! Non pensavo che sarebbe stata l'ultima volta!...
Quando ho telefonato al Padre, fra Natale e Capodanno, mi ha parlato del suo prossimo ricovero, dell’operazione all’esofago cui avrebbe dovuto sottoporsi. Mi ha anche parlato del suo ultimo libro e dei suoi programmi per le vacanze estive. Era sicuro di guarire, aveva una grande fiducia nei suoi medici.
Mi avrebbe mandato i suoi indirizzi estivi, affinché lo potessi raggiungere in uno dei Carmeli, mi ha detto che non poteva più venire a […], voleva evitare spostamenti troppo frequenti…, sa, si invecchia…mi diceva.
Confesso che ancora non riesco a credere che non lo rivedrò più quaggiù…Ma sono certa che da là dove è, non dimentica nessuno di coloro che ha conosciuto e amato con il suo cuore tanto generoso.
Tutto quello che lei scrive l’ho sperimentato anch’io. Il suo amore per Dio, la sua costante ricerca della volontà del Signore, la sua tenerezza, la sua pazienza, il suo rispetto per tutti, la sua larghezza di vedute… ma anche la sua profonda pietà, la sua preghiera contemplativa, la sua propria vita mistica fino a desiderare di “morire d’amore”…. non lo sapevo con tanta precisione, ma sono sicura di ciò che lei dice.
Credo che abbia avuto la grazia immensa di crescere vicino a un santo, nella quotidianità.

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Una monaca trappista
Italia, aprile 2001

“Penso spesso al […] grande padre che a mio avviso è un grande mistico.
Ricordo sempre quando lo invitai a tenere qualche giorno di spiritualità alle Juniores a […] e come lo vedevo assorto in quella cappella!
Quello che diceva lo viveva.
Deo Gratias per questi testimoni”.

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Una consacrata
Argentina,11giugno 2001

L’ultima lettera che ho ricevuto dal Padre Bernard portava la data del 31 dicembre 2000. Allora stava ancora bene…tutto è successo tanto in fretta.
Sono desolata…lo conoscevo da 40 anni e, anche se l’Italia e l’Argentina sono separate dall’Oceano, era sempre presente per mezzo delle sue lettere.
Ricordo quanto mi scrisse in occasione della morte dei mio padre:
14 settembre 1983
Il modo migliore per prepararci all’offerta finale che faremo a Dio di noi stessi è sempre quello di donarci ogni giorno agli altri. Se noi ci doniamo nella carità senza voler conservare per noi il nostro tempo e le nostre forze, ci abituiamo a vivere nel dono; l’ultimo istante sarà allora quello del dono supremo e definitivo.
La sua ultima offerta è stata il suo dono supremo e definitivo a Dio, che egli amava con tutta la tenerezza e la forza del suo cuore. Era un mistico… un uomo pieno della sapienza di Dio.



Una madre di famiglia
Italia, 18 marzo 2001

Il gruppo "Lumen Christi" [un gruppo di preghiera che P. Bernard ha guidato per più di venti anni ogni sabato] mi ha dato molto e mi ha insegnato a guardare a Cristo come luce del mondo e luce della mia vita e P. Bernard è stato il mio maestro. In lui ho avuto sempre un punto di riferimento e un appoggio sicuro, sempre disponibile a ogni richiesta. Ma quello che mi colpì circa 25 o 26 anni fa, quando appena lo conoscevo, fu la sua umiltà. Veniva spesso in casa mia, quando […] soffriva per una infezione al piede e, mettendosi in ginocchio, lo massaggiava con delicatezza per portarle sollievo. Questo fatto mi sconvolse e mi posi tante domande ma l’unica risposta che mi veniva era che avevo conosciuto una persona straordinaria e meravigliosa e mi sembrava come accogliere Gesù nella mia casa. Per questo e per tutto quello che mi ha dato spiritualmente voglio dire Grazie e chiederò sempre il suo aiuto essendo certa della sua gloria in paradiso.

***

Una carmelitana
Francia, 5 febbraio 2001

Come è stato l'incontro del Padre con quelli, quelle, di cui ha parlato, sul cui messaggio ha tanto riflettuto… Francesco, Teresa, Maria dell’Incarnazione, Giovanni della Croce e, naturalmente, Ignazio e tutti gli altri…sì…come è stato quell’incontro e quell’illuminazione? I suoi quattro volumi ora devono sembrargli vento; ma che vento! […] Eccolo, finalmente, liberato dal suo corpo, da tutte le limitazioni: ora è veramente vivo, e siamo noi, che decifriamo come bambini il linguaggio dell’amore nel quale lui è ormai immerso. Ringraziamo il Signore che gli ha permesso di terminare il suo quarto volume: lui non ne aveva bisogno, ma noi, la Chiesa… La notizia della sua morte mi ha sconvolto, non sapevo nulla della sua malattia, dell'operazione, nulla, e ancora non riesco a realizzare quel che è accaduto [….] Ma che cosa è tutto questo di fronte alla profonda Pace e alla Beatitudine che sono sue.

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Una consacrata
Italia, 3 febbraio 2001

Ora il Padre è nella gioia eterna del Cielo, immerso nel Cuore di Gesù che tanto amava e tanto ha fatto amare con gli scritti, le numerose pubblicazioni, le conferenze, la direzione spirituale.
Ho sempre ammirato in lui la certezza della sua fede, la sua serenità pacificante, la sua amabile accoglienza, la capacità del suo ascolto paterno, la sua piena disponibilità, i consigli prudenti e misurati. Mi stupivano le sue attenzioni, particolarmente quando mi donava i suoi libri o copia delle sue conferenze. Le ultime ad ottobre, nella mia ultima visita. “Concile et renouveau de la Spiritualité”, “L’expérience trinitaire de Sainte Thérèse de Lisieux”. Resteranno queste il suo testamento per il mio cammino spirituale.
Non appena ho saputo della morte del Padre l’ho pregato con fede e con amore, certa che ora più di prima mi è vicino, mi aiuta, mi sostiene, mi consiglia perché nella luce Cielo meglio vede il segreto mistero dell’anima che le parole sovente non sanno tradurre.

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Una religiosa
Corea

Nella mia memoria è molto viva la figura di P. Bernard. Lo ricordo come una persona equilibrata, armoniosa. Era un direttore spirituale saggio, un professore esigente e nello stesso tempo un padre caldo e umano.
La sua personalità equilibrata mi permetteva di esprimere me stessa liberamente, con molta fiducia. Ogni volta che lo incontravo […], mi stupivo della sua bontà e semplicità. […]
I suoi consigli oggettivi mi aprivano la strada per camminare decisamente verso il Signore. Egli aveva le parole giuste, cioè non diceva una parola in più o in meno di ciò che serviva. Era una persona capace di ascoltare gli altri ed era anche capace di sdrammatizzare le situazioni, anche quando sembravano pesanti, con una bella risata.
La sua persona era per me una via sicura che conduceva al Signore, come Giovanni Battista che indicava ai suoi discepoli l'Agnello di Dio.
Ho ancora molta fiducia e la speranza nella sua intercessione che farà ora al cospetto del Signore per il bene dei suoi figli.

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Una religiosa
Francia, 8 febbraio 2001

Che dire ? Questa notizia è come una lama di rasoio. Anche per chi non ha avuto la grazia […] di conoscerlo da molti anni. Confesso che da circa un mese e mezzo la sua partenza mi sembrava prossima e il verso di Pasolini nella Supplica a mia madre : “O Madre, non morire” ritornava come un leitmotiv riferito al Padre.
Il 15 [gennaio] ha telefonato e tutti noi qui lo abbiamo circondato delle nostre preghiere […]

10 maggio 2001
Confesso che la presenza del Padre è, nell’ordine della fede, a volte “quasi tangibile”. Gli ho affidato tutti coloro di cui sono responsabile, e alcuni sono stati esauditi all’istante. Questa rapidità nell'esaudimento mi ha colpita […]

29 maggio 2001
Ho letto lentamente, con grande emozione contenuta, il resoconto della malattia e della nascita al cielo del Padre. Anche le sue preghiere. Ne conoscevo due, ed è sorprendente che la sua scrittura non sia cambiata di un millimetro in quarant’anni….Segno di una grande stabilità. Esse mi hanno permesso di cogliere quel che si intuiva in lui, qualcosa di fremente, una natura sensibile e un cuore rivolto assulutamente verso Dio. Ci sono le fotografie così belle, quel grande sorriso …
Nel 1999 è venuto nella nostra Comunità, e in questo vedo una delle maggiori grazie della mia vita. Ho potuto aprirgli la mia anima in piena fiducia. Da allora è stato per me come un padre spirituale […]
Sono stata colpita dal suo ascolto, lui, un teologo di tale levatura, sapeva ascoltare chiunque gli rivolgesse la parola. Una lettera che ho ricevuto da sua sorella me lo conferma: nel suo paese, a Berck-Plage, parlava patois [il dialetto locale] con tutti – e ne aveva una conoscenza perfetta -; tutti potevano rivolgersi a lui e trovare conforto, consiglio.
Psicologo nato, sembrava leggere dentro di noi, metteva in luce con tenerezza senza ferire i punti nevralgici. Amava citare Giovanni di san Tommaso: “E’ quasi impossibile toccare un’anima senza che sanguini”.
Quando non riusciva a vedere con chiarezza la volontà di Dio su di noi, sospendeva il suo giudizio, aspettava e pregava. Era al tempo stesso in ascolto dell’Opera sottile e così segreta dello Spirito nell’anima e di ciò che il medesimo Spirito gli suggeriva nella preghiera. Per questo potevamo considerarlo una guida sicura. Tutto ciò che mi ha detto rimane inciso alla stregua delle profezie. Retrospettivamente vedo con chiarezza che Dio lo ha illuminato con certezza, ha saputo essere categorico, ma la sua spada era quella di Dio e quindi liberante.
Ha saputo mettere al largo e chiamare alla libertà interiore: l’ho constatato nelle anime di questa o quella persona di cui mi occupo anch’io e che gli hanno parlato.
Prima di iniziare un colloquio diceva una preghiera che mi ha ricopiato e che conservo e ripeto:
“Metti le tue parole sulle mie labbra
metti i tuoi pensieri nel mio cuore
metti nella mia anima la tua dolcezza
e la tua luce nel mio spirito!”
[…] Gli chiedevo come facesse orazione, perché il suo atteggiamento raccolto colpiva tutti noi. Mi ha detto semplicemente che cercava di fare silenzio e come lastra di lasciarsi “impressionare” da Dio. Era colpito dal mistero dell’Eucaristia, ed è quello che ci ha avvicinati.
La sua mistica preferita ? Santa Teresa di Lisieux. Mi ha raccontato in una lettera come, durante il noviziato, salendo le scale aveva improvvisamente capito quale sarebbe stata la sua vocazione personale: non parlare di sé, ma ascoltare gli altri. Per questo motivo era tanto attento alle esperienze spirituali di tutti.
Mi diceva che ogni mattina trascorreva circa due ore in colloqui spirituali, che nulla lo sorprendeva o sconvolgeva: “Si vede di tutto!” diceva.
Era pacificato, unificato, diceva: “Se Dio vuole prendermi prima che io abbia terminato il mio lavoro, significa che non ne ha bisogno. Va bene così”. Non bisognava essere attaccati a nulla. “Se Dio dà, va bene. Se non dà, va bene lo stesso”.

Una religiosa
Italia, aprile 2001

[…] volevo fare il punto sulla mia situazione spirituale. Il nome di Padre Bernard mi era stato dato con altri nomi, sapendo che lui era molto occupato e che era molto esigente. Io l'ho scelto proprio per questa prerogativa che mi avevano segnalata, ma dubitavo che mi avrebbe accettata. Con una telefonata lo trovo e mi dice di andare da lui il giorno dopo. Mi sono precipitata dicendo subito le mie debolezze più grandi, di modo che lui sapesse con chi aveva a che fare. Con grande sorpresa e immensa gioia, la sua risposta è stata: "Ma qui ci vogliono gli esercizi di S. Ignazio", e si è reso disponibile per il cammino nella vita quotidiana, dato che avevo altri impegni.
E' stata un'esperienza indicibile che tuttora mi accompagna, come mi accompagna la presenza spirituale del Padre. Quello che mi ha toccata profondamente è stata la sua capacità di ascolto. Lui mi ascoltava con un interesse e con tale attenzione che io ne ero sbalordita. Io, così piccola e povera, ero cosi presa in considerazione da una grande personalità? Io potevo permettermi di prendergli tutto il tempo che mi era necessario? Era un'esperienza straordinaria, tanto che poi pensavo e gli dicevo: Se Dio mi ascolta come lei mi ascolta, io sono già superfelice...(Ma, sicuro, Dio mi ascolta ancora meglio!).
Un'altra cosa che mi ha stupita, era la sua preghiera.
Mi diceva: "Ogni mattina, nella messa, ti ricordo con il tuo nome...
Sono esperienze che trasformano la vita... Sono contenta che si faccia qualche cosa per far conoscere le ricchezze che Dio nasconde nei suoi santi.

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Una Carmelitana
Francia, 14 giugno 2001

Sì, P. Bernard lascia un’opera molto importante per la spiritualità del nostro tempo, ma anche e soprattutto una testimonianza piuttosto eccezionale di vita spirituale. Ho sempre apprezzato molto sia la sua profondità e le sue direttive spirituali che la sua semplicità, soprattutto via via che ci si conosceva meglio. Credo che lo strappo di salute che ha avuto a Surieu ha rivelato tutto il suo atteggiamento di abbandono; ne eravamo rimaste molto colpite, io in particolare, quando lo abbiamo portato all’ospedale. […]
Grazie per le preghiere, sono quelle della sua “gioventù”, intrise di quel candore che non lo ha mai abbandonato. [….] Sicuramente vi saranno ancora altre pubblicazioni…
Non ho conservato lettere particolari. Per molti anni l’ho incontrato una volta l’anno e questo è stato sufficiente per riceverne un orientamento che mi segna. E poi ci sono i libri che si apprezzano ancora meglio dopo averlo ascoltato !

Una missionaria
Italia 4 febbraio 2001

[…] Da quindici anni P. Bernard ha seguito il mio cammino spirituale: in lui ho trovato un padre benevolo, una guida austera e illuminata, una dottrina salda, una parola sicura, una grande disponibilità e molto rispetto. […] Ringrazio Dio per questo.

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Una Carmelitana
Francia, 8 novembre 2001

Personalmente mi è difficile dire tutto ciò che ho ricevuto da P. Bernard durante 40 anni di conoscenza reciproca. Benché venisse da noi da diversi anni, solo in occasione del ritiro di Comunità nel […] sono entrata in rapporto con lui; è stato decisivo. Mentre in quel periodo utilizzava a volte tests e metodi psicologici, quel che ho percepito subito, nella sua predicazione come nei colloqui personali, è la profondità spirituale. Era ciò di cui avevo bisogno, quel che attendevo senza sapermelo formulare e senza sapere dove trovarlo. - Il Signore stesso me lo ha dato -. Questo può apparire strano dopo 13 anni di Carmelo e di familiarità con i suoi Maestri! Ci voleva un buffetto: è arrivato attraverso P. Bernard.
Ho diverse lettere che vanno dal 1961 al 1976. Non tutte sono ugualmente interessanti. In seguito, sempre più preso all'Università, la corrispondenza si è diradata, ma, tranne qualche eccezione, passava tutti gli anni da noi durante le sue vacanze in Francia. Ricevevo altrettanto dalle sue conferenze, dagli incontri comunitari e dai suoi scritti, quanto dagli incontri personali. Era come se, in certi precisi momenti, lo Spirito gli ispirasse le parole o il testo che aspettavo, di cui avevo bisogno.
Quel che verifico è la sicurezza, il conforto, se così posso dire, che mi dava di me stessa: per esempio, dopo il racconto dell’origine della mia chiamata al Carmelo di cui gli descrivevo il ricordo così preciso di un’esperienza all’età di otto anni la sua risposta netta: “Lei è in pieno nella sua vocazione”. Nessuno me lo aveva mai detto. Un’altra volta mi disse: “Lei ha avuto dei blocchi nella sua infanzia”, o ancora: “Lei è equilibrata!” o “C’è continuità nella sua vita”. Un altro esempio più recente: mi trascinavo dietro, da un ritiro personale – 10 giorni nel “deserto” – durante gli anni di Professione temporanea, come un “punto nero” che mi era impossibile definire, esprimere, come un blocco che al tempo stesso non era un blocco, visto che continuavo il mio cammino, ed ecco che nel 1996 o '97, spiegando alla comunità il suo programma di corsi e conferenze, egli parla del “punto” nella vita spirituale: un lampo per me, in quell’istante ho la risposta: quel “Punto” è Dio; impossibile […] dire la mia dilatazione istantanea! In seguito ne parlavo con la Priora di allora. Anche lei stessa era stata colpita da ciò che il Padre aveva detto. L’anno seguente quando glielo raccontai, non sembrava ricordarsi di quel che aveva voluto dire; in ogni modo, le sue parole mi avevano aperto lo spirito!
Anche i tre volumi del Dio dei mistici mi danno molto. Ciò che è troppo dotto per me, non mi impedisce di gustare tutto quello che egli scrive e descrive parlando della vita profonda dei Santi. Ciò che più di tutto mi piace è il suo costante ritornare, il suo riferirsi al Mistero dell’Incarnazione Redentrice e alla Fede.

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Una religiosa
Italia, aprile 2001

[…] Quando gli telefonavo per chiedergli un appuntamento lui mi diceva sempre che potevo andare quando volevo, a qualsiasi ora della giornata; solitamente sceglievo le prime ore del mattino, anche se sapevo che per lui queste erano molto preziose. Arrivava in parlatorio sempre con il sorriso e mi faceva un’accoglienza straordinaria. In un’ora circa di dialogo potevo ascoltare e ammirare la sua ricchezza interiore, la gioia profonda con la quale gustava il frutto delle sue ricerche, e mi convincevo sempre di più che era davvero un innamorato di Dio.
La profondità dei suoi discorsi, quasi sempre imperniati sugli studi che stava compiendo nel campo della teologia spirituale, non gli impediva di rimanere e di manifestarsi in una semplicità disarmante, in un modo di essere e di comportarsi "genuino", "fresco", con quello stile che richiama l'infanzia spirituale. Quando con tanta unzione e convinzione mi parlava delle scoperte che faceva approfondendo la vita mistica di tanti santi e io gli dicevo che non avrebbe potuto scrivere certe cose se non ne avesse fatto esperienza personale, lui non mi rispondeva con la parola, ma i suoi occhi splendevano più del solito e acquistavano una luminosità e un'intensità particolari; era la tacita conferma che non poteva essere diversamente.
Questa esperienza spirituale era la fonte della sua tranquilla e pacifica serenità. I problemi di qualsiasi natura sia personali che altrui non lo turbavano più di tanto. Il suo orientamento era quello di andare oltre, di lasciar cadere; comunicava la percezione che lui si trovasse ad un altro livello, quello dal quale si guarda la fragilità dell'umano con gli occhi dell'eternità. A mano a mano che gli si snocciolavano i problemi, prima ancora che egli desse risposta, questi si scioglievano come la neve al sole. La vita vera è un'altra, pareva volesse dire, passiamo all'altra riva, non lasciamoci turbare da ciò che non dura nel tempo. La sua persona, il suo modo di ascoltare e di atteggiarsi erano già, al di là e al di sopra della parola, risposta altamente significativa.
Ho la fortuna di avere avuto in dono da lui tutte le sue pubblicazioni arricchite sempre da una dedica; si tratta di brevi frasi ricavate dalla S. Scrittura o dagli autori presentati nel libro. […] Porto come esempio la dedica all'ultimo libro, Il Dio dei mistici. La conformazione a Cristo. Così scrisse: A Sr. […] "Fissa gli occhi su Lui solo, nel quale ti ho detto e rivelato tutto" (San Giovanni della Croce). È l'ultimo messaggio scritto che mi rivolse; penso che la scelta di quella frase corrisponda pienamente a quanto lui ha sempre fatto nella sua vita spirituale.


Una religiosa
Italia, 5 giugno 2001

I giorni e i mesi si susseguono, ma il Padre continua ad essere presente e vivo nel ricordo e nel cuore. […] P. Bernard è stato per me il Padre che mi ha presa per mano con dolcezza e fermezza e mi ha condotta nella via di Dio comunicandomi il gusto dell'adesione amorosa alla Volontà di Dio, della piccolezza, dell'abbandono. Non posso dimenticare le volte in cui mi attendeva sul portone del Frascara con un sorriso che esprimeva tutta la sua benevolenza e l'affetto. A volte mi sembrava proprio il padre della parabola lucana che attende con ansia il figlio amato.
Ma P. Bernard ha esteso, attraverso me, il suo cuore di pastore e di maestro di spirito anche alle persone che il Signore in questi anni ha voluto affidare al mio ministero. Quando nell'accompagnamento spirituale delle giovani sorgevano in me dei dubbi, ricorrevo al consiglio del Padre. […] La sua guida era preziosa e mi ha educata a mettermi in riverente ascolto dello Spirito per percepire come Dio stava conducendo la persona e quindi assecondare in tutto l'azione divina. In questo delicato ministero il Padre era l'uomo di Dio profondamente umano, sempre disposto ad accompagnare con generosità la persona in cammino perché proseguisse nella via che Dio andava manifestando. […]
Sono immensamente grata al Signore che nella sua Provvidenza ha disposto che incontrassi P. Bernard. Ho la certezza che in lui ho incontrato un Santo che mi ha rivelato attraverso la sua mitezza, la comprensione senza limiti, la fiducia, la pazienza nell'attendere i tempi di Dio e la gioia visibile del suo volto per ogni passo in avanti, il Cuore e la tenerezza del Padre.

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Una religiosa
Québec, Canada, 2 febbraio 2001

P. Bernard fu un innovatore, mi sembra, nell’insegnamento della teologia spirituale. Egli integrò la dimensione affettiva, mostrando la porta del simbolo nell’esperienza spirituale e mistica. Un'impresa (la Teologia simbolica e la Teologia affettiva) che l'importante casa delle Editions du Cerf non esitarono a pubblicare. La sua Teologia spirituale è uno strumento di lavoro nelle Facoltà di Teologia di tutto il mondo. I tre volumi del Dio dei Mistici rappresentano una vasta sintesi della Teologia mistica nella Chiesa. Purtroppo non ha potuto terminare. La morte ha interrotto l'ardore del suo lavoro.
Questi suoi importanti lavori furono realizzati nella più grande povertà personale e in una vita austera sia materialmente che spiritualmente. Era un grande spirituale.
Giunta alla Gregoriana nel 1970 come una delle prime donne iscritte al dottorato, incontrai P. Mollat, avendo l'intenzione di studiare il simbolo in san Giovanni. Mi consigliò di rivolgermi a P. Bernard, il quale, mi disse, mi avrebbe aiutato in quel campo. Il che si realizzò ben presto.
Come descrivere la dedizione di P. Bernard nell'aiutarmi a iscrivere il mio progetto di tesi dottorale in vista della sua accettazione. Quando mi capitò di ammalarmi, P. Bernard venne due o tre volte alla settimana alla Casa Generalizia, dove abitavo, per aiutarmi a elaborare la mia tesi, e questo servendosi dei mezzi pubblici. A lui devo il mio dottorato.
E che dire del suo zelo per aiutare la mia Comunità in qualità di consigliere in occasione del Capitolo generale e per più di dieci anni come istruttore del Terzo anno della mia Comunità. Sono molte le religiose che hanno apprezzato e tratto grande profitto dei suoi insegnamenti di vita spirituale.

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Abbé *** ***
Francia, 11 settembre 2002

Giovane professore a Compiègne, di ritorno dall’Algeria, il mio Vescovo, Mons. Roeder aveva affidato la mia preparazione al sacerdozio a P. Charles Bernard, che insegnava alle "Fontaines" [collegio retto dai padri gesuiti] a Chantilly.
Il mio programma per quell’anno scolastico 58-59 prevedeva che passassi l’intera giornata del lunedì presso i padri gesuiti.
Essendo già abituato a lavorare al collegio per seguire i corsi d’inglese, di catechesi, di prefettura, questo non rappresentava un cambiamento radicale, ma comunque….
Quando arrivavo, prima delle 9 del mattino, trovavo già P. Charles in portineria con un caffè già pronto, molto forte, e ricevevo il viatico per la giornata: 5 o 6 libri già aperti al capitolo da studiare fino alle 11. Visita di P. Charles con scambio sul lavoro della mattina. Scendevamo poi in cappella per l’esame di coscienza personale e mi sentivo dire: “Dopo la ricreazione con i confratelli … rivedrà questo o quel punto e lo esporrà”. Tale era lo stile, la cadenza di ogni lunedì. Non bastando, nel corso della settimana ricevevo per posta una pagina battuta a macchina che sintetizzava l'argomento di teologia trattato.
Tale fu il menù di ogni lunedì, fatta eccezione per le vacanze scolastiche. Perché ricordarlo? Semplicemente per dire quale maestro avevo avuto la fortuna di incontrare. Lavoro esigente, preparato, ma non già masticato, disponibilità e via via ammirazione per l'attenzione amichevole che mi veniva data.
La completezza umana e spirituale di P. Bernard è sempre stata presente alla mia memoria. Fu una grande gioia rivederlo al Carmelo di Compiègne per tre anni consecutivi nell’89, '90 e '91, e condividere con lui un pasto in un simpatico ristorante dove sul menu non era previsto soltanto del cibo terreno…
Solidità del pensiero, senso acuto dell’essenziale, pertinenza aperta alla libertà, c'era tutto questo in lui e inoltre una pedagogia ineguagliabile, non priva di umorismo.
Voglio ricordare due episodi molto semplici, apparentemente insignificanti.
Quel primo giugno del 1959, dopo un colloquio spirituale e una conversazione prima del ritiro di ordinazione a Beauvais, gli manifestai la mia esitazione nel fare il giuramento antimodernista allora imposto.
La sua risposta fu più o meno la seguente: “L’umiltà non fa mai male. Se le formule La imbarazzano, sa bene di proclamare la Fede di Pietro, di cui porta il nome, al di là della formulazione sempre condizionata dai tempi”. Detto questo, egli ricevette il mio giuramento nella cappella di Chantilly. Il colmo fu che 8 giorni dopo il superiore del seminario pretese che ricominciassi.
Il secondo episodio risale a una quindicina di anni fa; a Roma, dove mi trovavo, eravamo andati a visitare gli Scavi di San Pietro e mentre a San Clemente mi accingevo a scendere la scala che conduce alla cripta, mi disse: “Che cosa sta facendo?”; “Scendo…” risposi; sentii: “Lei sta scendendo nei secoli…”
Bella pedagogia, ripresa un’ora dopo a Santa Maria Maggiore. Stavamo con il collo teso verso il mosaico [dell'arco trionfale]: “Cosa vede?” mi chiese. Io gli faccio la mia descrizione e interpretazione e: “Dio dov’è ?”. Non avevo visto il trono vuoto, presenza invisibile di Dio… Bisognava pensarci!
Insieme agli altri studenti che lo hanno incontrato sulla loro strada, dico semplicemente il mio affettuoso Grazie.

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Una studentessa
Italia, 25 luglio 2002

Ho conosciuto il Padre in montagna a Cortina, dov'era solito passare il mese di luglio dalle Orsoline. Di lui ricordo la vitalità, la calma e il sorriso che impiegava in tutte le sue attività e anche nelle passeggiate tra i monti.
Queste doti rappresentavano la sua fusione con Cristo.

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Un’insegnante
Italia, febbraio 2002

Quando ho conosciuto il Padre, ero un’adolescente totalmente incapace di gestire la mia rabbia inespressa. No, non inesprimibile, proprio inespressa, perché nemmeno io sapeva che esisteva e quindi non potevo parlarne con qualcuno: Risultato: comunicazione zero.
Un giorno [durante le vacanze a Cortina] il Padre si interessò a dei disegni decorativi che scarabocchiavo qua e là, guardandoli mi spiegò quello che leggeva: “Sei così.. colà.. cerchi questo… questo ti fa soffrire…”.
Ero affascinata! Esprimersi senza parole, attraverso dei segni, senza sapere cosa si vuol dire! Una scienza che ignoravo.
Poi fu la volta dei sogni.
Capitò per caso che ne raccontai uno e mi accorsi che quell’uomo riusciva a comprendere più di me quello che c’era dentro di me. Era come trovare un linguaggio, mi bastava dargli un’immagine, per me incomprensibile, e lui capiva. Inconsapevolmente la mia attività grafica e onirica si moltiplicarono rapidamente.
Fino a che una mattina raccontai quel sogno – davvero misterioso! – e P. Bernard lo interpretò come se fosse una pagina sulla quale poteva leggere chiaramente, fatta eccezione per un particolare, che rimase incomprensibile a entrambi.
Solo dopo qualche tempo, quando la realtà rispecchiò nei fatti il senso che aveva suggerito il Padre, svelando anche l’ultimo particolare, capii chiaramente che quell’uomo aveva la chiave del simbolo, oltre la conoscenza razionale.

Una madre di famiglia
Italia, I febbraio 2002

Quando, in genere di sera, attraversavo Piazza della Pilotta per raggiungere Santi Apostoli e poi Piazza Venezia, dopo aver incontrato P. Bernard, il mio cuore colmo di gratitudine e meraviglia era rivolto al Signore: “Grazie mio Signore, grazie per Padre Bernard, grazie per avercelo dato”. E pensavo: se ci sono uomini come lui è giusto che Dio risparmi l’umanità, è giusto che abbia misericordia di noi. Se ci sono uomini come P. Bernard, ci sarà la salvezza.
Ho conosciuto P. Bernard circa venti anni fa. Ma potrebbero essere cento tale è stato il cammino compiuto con lui. Se incontrassi l’io di allora, non mi riconoscerei.
P. Bernard con infinita bontà, pazienza,. tolleranza, lucidità e forza mi ha insegnato a pormi sempre davanti al Signore e perciò ad essere libera, rovesciando tutte le false o errate scale di valori.
Io ero un frutto ricoperto da un’enorme e spessa buccia che piano piano abbiamo scartato (e continuo con il suo aiuto) per arrivare al nocciolo. Al nocciolo puro e semplice.
I ricordi sono tanti. Tutti luminosi.
La sua presenza nella vita della mia famiglia: il battesimo del mio secondogenito,. la prima comunione dei miei due figli, la consacrazione di mia madre, i funerali di mio fratello, di mia madre…
Ricordo con piacere una memorabile partita di ping-pong durante la quale il P. Bernard sconfisse clamorosamente tutti i suoi avversari molto più giovani di lui.
Come spiegare la gioia di vivere che emanava mentre giocava come un ragazzo e quanta ammirazione suscitava in me questo immenso uomo di fede e cultura che amava così tanto la vita. Quanta ammirazione, quanta commozione.
E poi ci sono i ricordi dei nostri incontri.
Quel suo modo così impressionante di mettersi in ascolto dello Spirito, quando il suo bel viso si trasformava e sembrava che all’improvviso non era più nella stanza.
Quel parlare con lui ed essere capiti profondamente, spesso al di là delle parole, come non capita mai nella vita. E quelle sue frasi o consigli che a volte mi sembrava non c’entrassero niente con quanto si era detto o non era quello che mi aspettavo per poi inesorabilmente capire e sentire, magari a distanza di tempo, che era esattamente quello il punto.
Ho attraversato momenti difficili per il cammino fatto con il Padre. Ho ancora vivissimo un ricordo penoso da raccontare. Il Padre aveva deciso che era giunto il momento per me di affrontare gli esercizi di Sant’Ignazio. Ad un certo punto sono scivolata in uno stato terribile: non dormivo più, non mangiavo, piangevo sempre. Ed affioravano alla mente, come un incubo ad occhi aperti, ricordi dolorosi che avevo evidentemente rimosso. Andai dal Padre in preda alla disperazione e alla paura, e non dimenticherò mai la sua reazione al mio resoconto. Mi sorrise pieno di affetto e con maestosa calma mi disse: “Lei ha rivissuto la parte della sua vita che non era al cospetto del Signore”.
Ricordo anche un Padre diverso, molto impressionante nella sua autorità.
Avevo fatto un voto che mi aveva fatto piombare in un abisso di vera disperazione. Il Padre si arrabbiò al mio racconto. Si alzò in piedi davanti a me, era diventato enorme e i suoi tratti si erano irrigiditi, non vi era traccia di dolcezza, solo dell’autorità conferitagli dallo Spirito. Mi sciolse dal voto e tutte le catene che mi avvolgevano si dissiparono.
Quante lezioni ricevute da lui. Quanta vita. Quanto amore.
Avrei mai potuto amare e lasciarmi amare dal Signore senza l’aiuto del Padre?
Quando ci ha lasciato avevo da poco perso mia madre e vagavo nel dolore e il dolore è diventato un oceano. Ma in quel mare il Padre c’era. Ed ho realizzato, come molti di noi, che lui non mi lasciava. Che l’aiuto e la presenza sono costanti. Guardo la sua fotografia e lui mi sorride dicendo: “Ce la farai”.
E quando il cammino si complica, il Padre c’è. Basta lasciare tornare frasi dette o scritte da lui, basta chiedergli aiuto e il cammino riprende.
Per anni mi preparavo agli incontri con lui, facevo il punto per non omettere le cose importanti che volevo raccontargli e questo a lungo andare, man mano che imparavo a farlo, conteneva già la risposta. Oggi lo faccio ancora. Mi fermo e mi dico: “Ecco, adesso raccontiamo al padre a che punto siamo” …. e funziona.
Il cammino di P. Bernard su questa terra è stato un dono del Signore e noi abbiamo ricevuto una vera grazia nell’incrociarlo. Il Signore sia lodato e accolga la nostra gratitudine.

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Una madre di famiglia
Italia, 25 luglio 2002

La prima volta che ho incontrato P. Bernard stava celebrando la Messa nella bella Cappella delle suore Orsoline al Faloria [a Cortina d'Ampezzo, nelle Dolomiti dove P. Bernard trascorreva tutti gli anni un periodo di vacanze]. Mi ha colpito soprattutto il tono della sua voce: sembrava cantasse. Ho pensato a una fede gioiosa. Quando dopo qualche anno ho avuto la fortuna di fare qualche gita con lui e alcune amiche ho gustato una pace che emanava dal Padre non solo al momento della preghiera e ho avuto la certezza che egli vivesse continuamente alla presenza di Dio in un modo "atletico" e gioioso. Spero tanto che adesso continui a guidarmi per raggiungerlo in quella Vetta perfetta che il Signore ci ha destinato. Grazie P. Bernard!

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Una professionista
Italia, 1 febbraio 2001

Il mio grazie al grande padre dagli occhi buoni e sorridenti che un giorno mi ha preso per mano e ha aspettato con trepida pazienza che questo "Cerbiatto ostinato" [soprannome dato da P. Bernard alla scrivente] scoprisse la via dell'amore.

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Un religioso che ha fatto la tesi di dottorato con P. Bernard
Italia, 23 febbraio 2002

[…] Alla fine di gennaio 2001 ero in Toscana, e dovevo passare da Roma per chiedere a P. Bernard se voleva farmi l’onore di scrivere la prefazione del libro: fu lì che … mi comunicò, il primo febbraio la notizia della scomparsa. Ancora adesso, a distanza di un anno, mi rendo conto dell’importanza che il P. Bernard ha avuto per la mia formazione teologica e spirituale, e ringrazio il Signore per avermelo fatto incontrare; per questo […] vorrei avere qualche informazione in merito all’Associazione “Amici di P. Bernard”, perché ritengo sia importante che la figura di questo grande maestro venga approfondita, per la sua carica umana e spirituale, unita ad una grande perizia teologica.


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Una Carmelitana
Francia, 29 agosto 2002

Le testimonianze mi fanno scoprire altri aspetti di P. Bernard. Conoscevo il Padre soprattutto come insegnante, insomma come professore, e tale rimaneva per me anche durante le vacanze.
Quando sono entrata al Carmelo, egli conosceva già da molto tempo la comunità e veniva regolarmente tutti gli anni a tenere delle conferenze, di solito sulla nostra santa Madre Teresa o sul nostro santo Padre Giovanni della Croce. Dato che non conoscevo affatto i santi del Carmelo, quello che sentivo mi passava largamente sopra la testa. Ma mi sono resa conto che di anno in anno mi donava qualcosa di importante per scoprirli e penetrare nei loro testi in profondità. Il ritiro su Santa Teresa di Lisieux, che mi era sembrato così semplice, in realtà mi ha toccato molto in un momento in cui facevo fatica, per quanto la riguardava, ad andare oltre l'ostacolo del suo lessico.
Mi piaceva percepire in lui una cultura spirituale che spaziava oltre i santi del Carmelo, permettendogli di situarli in un panorama più vasto, di rapportarli per analogia o per contrapposizione a correnti spirituali anteriori. Non fosse altro che su questo piano mi ha dato molto. Si sentiva che le sue conoscenze gli consentivano un grande equilibrio. Trasmetteva il gusto dello studio come mezzo per progredire nella vita teologale.
Durante la messa apprezzavo le sue omelie che erano sempre chiare e forti. Si sentiva una convinzione profonda, che confortava la nostra fede personale e il nostro attaccamento al Cristo.

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Una religiosa
Italia, 11 febbraio 2003

Il Padre Bernard: una vita alla Gregoriana, prima come studente, poi come professore e Preside dell’Istituto di Spiritualità. Prima del Concilio i Padri della Gregoriana celebravano ogni giorno la Messa a Trinità dei Monti. Tutti gli altari della Chiesa erano occupati nelle due messe delle ore 7 e delle ore 7,30. Fu così che conoscemmo il P. Bernard che divenne per molte una guida spirituale preziosa e spesso fu invitato a dare conferenze alla comunità.
Egli aveva uno straordinario intuito delle persone, le guardava con attento interesse ed era come se fossero trasparenti ai suoi occhi. Tuttavia soleva dire che la psicologia può offrire una diagnosi, ma solo il cammino spirituale può guarire e trasformare l’esistenza.
Gli insegnamenti, di cui sono testimonianza i molti e “ponderosi” libri da lui scritti, si adattavano ad ogni persona, nel colloquio individuale e diventavano “sale e lievito”.
Ho avuto la grazia di essere seguita spiritualmente dal Padre dal 1964 fino alla sua morte, con qualche intervallo dovuto alla lontananza e, in parte, colmato dalle letterine che egli puntualmente inviava, ma solo in risposta ad una missiva. Non manifestava i propri sentimenti, ma aveva un amore reale e attento ad ognuno. Ad una persona egli disse una volta: “Ils disent que je suis froid, qu’en savent-ils de mon affectivité?”. Il suo amore intelligente era accompagnato da stima, quella stima di cui soprattutto in tempi andati si aveva particolarmente bisogno, perché l’educazione consisteva in gran parte nel sottolineare gli aspetti negativi del carattere, con l’intento di favorire la ricerca della “perfezione”. Il suo sguardo era benevolo e direi ottimista, se il termine non suonasse ingenuità.
Aveva un suo modo di usare l’humor senza ferire, ma così da sdrammatizzare le situazioni; eppure sapeva anche individuare il “tallone d’Achille” specialmente in chi si presentava un po’ troppo sicuro di sé.
Chiedergli un parere significava ricevere indicazioni preziose, non solo in campo religioso, ma su questioni diversissime: si sentiva in lui l’amore alla vita e l’interesse a tutto il reale.
Ma certamente l’aspetto più prezioso della sua direzione era l’aiuto nel cammino della preghiera. Profondamente segnato dalla spiritualità del Carmelo e dalla centralità del mistero del Cuore, sottolineava i momenti dell’azione divina, accompagnava, aspettava, non prendeva mai il sopravvento sulla comprensione della singola persona, si avvertiva in lui una intensa vita spirituale, ma egli non ne parlava, se non in rari momenti. Amico dello Sposo, si rallegrava per la sua venuta e cercava di indicare ciò che poteva chiudere le parte all’arrivo, con estrema delicatezza e discrezione.
In tutt’altra direzione vorrei anche notare quanto amasse la vita concreta. Un giorno, arrivando in una casa religiosa femminile, vide che l’attaccapanni era rotto e senza indugio chiese: “Avez-vous un marteau et des clouds? Ici on a besoin d’un homme!”.
Prismaticità del suo temperamento…
Vorrei dire che averlo incontrato è stata per me la grande grazia della mia vita e quel che ha lasciato è un tesoro che non si corrompe…


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P. *** *** sj
Francia, 3 aprile 2003

P. Charles André Bernard era un uomo solido, quadrato, massiccio, che trasmetteva un’impressione di forza e di sicurezza. Era ben piantato, sicuro di sé, saldo nelle sue convinzioni, immutabile nelle sue certezze. Lo prendevamo in giro per le sue opinioni politiche, era gaullista e chirachiano senza l’ombra di un’esitazione, e soprattutto per i suoi pronostici azzardati. Se per caso il verdetto delle elezioni gli dava ragione, trionfava con modestia. Ma spesso si era sbagliato e il suo umore ne risentiva. Quando gli si opponevano fatti o sondaggi, replicava: “ma io dispongo di un’analisi più sottile!”
Non era facile disarcionarlo. Quella solidità tranquilla, quel modo di procedere calpestando le aiuole, potevano forse sconcertare colleghi più anziani e molto virtuosi come P. Dumeige e P. de Finance soprattutto, che non amava i bulldozer. Ma la forza di Ch. Bernard era proprio di puntare dritto sull’ostacolo. Era impossibile confonderlo. Ma tutti apprezzavano la sua carità pratica, il suo buon senso e la sua lucidità (ad eccezione che in politica). Gli si poteva chiedere un piacere, era disponibile, benché, lavoratore accanito, non avesse tempo da spendere. In comunità era un elemento capitale, era il legame che teneva unito il gruppo francofono, era lui che organizzava le piccole riunioni in occasione di un compleanno o di una visita. Gli bastava mormorare alle orecchie un misterioso “dopo” perché si sapesse di che si trattava e il luogo dell’incontro, dove egli distribuiva regalmente liquore, biscotti e cioccolato, secondo un rito immutabile. Quel “dopo” era diventato leggendario presso i nostri amici italiani.
Di origine e di formazione “primaria”, Ch. A. Bernard andava dritto allo scopo e non si perdeva per vie indirette. E’ quanto rendeva la sua direzione spirituale così liberante. Semplificava i problemi, sebbene filosofo per formazione ne conoscesse la complessità. Pur essendo un esperto di san Tommaso non apprezzava l’astrazione, la sua spiritualità era carica di psicologia. Certo ha liberato molte anime. Il fatto è che aveva egli stesso una forte vita spirituale ancorata ad una grande regolarità, e una mirabile generosità apostolica. La sua semi-sordità accentuava il suo ascolto del Maestro interiore. Tutte le mattine, immancabilmente, si recava a Trinità dei Monti per celebrarvi la santa Messa. Quando abitava al IV piano dell’edificio centrale [della Gregoriana] – prima di stabilirsi a Frascara [edificio adiacente alla Gregoriana] – lo vedevo recitare il breviario nel corridoio all’inizio del pomeriggio mentre tutti i vicini si dedicavano al riposo benedetto della siesta. La sua pietà solida, regolare, era il sostrato di una conoscenza della mistica certamente sperimentale. Essa lo aveva armato per la direzione spirituale. Inoltre era capace di un’attenzione e di una delicatezza di cuore che in un primo momento potevano sfuggire. Era un uomo tutto d’un pezzo: eppure sapeva adattarsi e, cosa rara, comprendeva in modo intuitivo le anime femminili.
Le sue opinioni nette, il suo carattere un po’ ruvido e talune dichiarazioni senza sfumature hanno allontanato da lui confratelli e colleghi che lo conoscevano male o che temevano la forza del suo influsso. Così è potuto avvenire che lui, grande conoscitore dei mistici e delle spiritualità, conferenziere, autore riconosciuto di opere fondamentali, non sia stato un collaboratore fisso del Dictionnaire de Spiritualité. Avrà conosciuto, senza batter ciglio, quel segno che nella Compagnia è il test più sicuro del valore: la gelosia. Non se ne è mai lamentato, e non ricordo, sulla sua bocca, giudizi sommari o sprezzanti. Si può odiare la mediocrità e ciononostante sopportare i mediocri.
Era molto legato, malgrado la paternità corsa, alla terra di origine, quel Pas-de-Calais marittimo intorno a Berck, dove ritornava ogni estate. L’Artois [regione confinante] era un legame tra lui e me, ma egli non cercava di sapere gli andirivieni degli altri. La sua discrezione era esemplare. La vita spirituale si avvolge di silenzio. E quando si ricevono le confidenze di tante anime, importa seppellirle in un profondo segreto.
Abbiamo lasciato l’insegnamento più o meno nello stesso periodo. Se ne è andato con gli onori, lasciando in buono stato di marcia il suo Istituto di Spiritualità. Ha continuato la sua opera di scrittore con quella capacità di lavoro che lo aveva fatto ammirare sin dall’inizio dello scolasticato. Forse indovinava che il tempo per lui era ormai contato.
Non l’ho più rivisto se non di sfuggita, sempre solido, con la sua franchezza cordiale. Sono venuto a sapere male e troppo tardi che era minato e in pericolo, poi ho appreso la sua morte edificante e coraggiosa. Aveva assolto il suo compito, non aspettava ricompense terrene. Qui ad justitiam erudierunt multos, fulgebunt quasi stellae.


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Una professionista sposata
Lussemburgo, 7 settembre 2003

Fino ad oggi, non ho inviato nulla, neppure una testimonianza su P. Bernard, perché mi era molto difficile condividere con altri i miei sentimenti più intimi. Non è facile esternare le proprie emozioni, soprattutto pubblicamente. Nondimeno, ho sempre vivo in me il ricordo del Padre e della sua famiglia e quello che ha rappresentato per me. A differenza di altri, non ho intrattenuto con lui un’assidua corrispondenza epistolare ma delle lunghe chiaccherate. Solo dopo anni ho capito tutto quello che ha fatto per me “amicalement”, parola con la quale usava chiudere i suoi messaggi. Gli ho voluto molto bene. Non dimenticherò mai quanto mi è stato vicino nel corso della vita e il punto fisso che, in seguito, pur essendo lontana, ha rappresentato per me.
Non sono una credente, questo lui lo sapeva, ma mi ha sempre rispettata. C’è stato un periodo nel passato nel quale sono stata psico-fisicamente molto fragile: ebbene, avrebbe potuto molto facilmente convincermi ma al contrario, rispettandomi, mi ha dato esattamente ciò di cui avevo bisogno, tra cui tanto affetto, e così ha continuato a fare per molti anni.
Come tante persone di cui ho letto la testimonianza, è stato per me come un vero e proprio padre, cosa di cui credo, purtroppo, mio padre forse un po’ geloso.
Ho avuto anche occasione di conoscere la sua famiglia e li ho amati subito tutti anche loro. Ho amato soprattutto la loro autenticità e semplicità. Un ennesimo regalo che il Padre mi ha fatto.
Il nostro è stato un vero e proprio, semplice rapporto di amicizia in cui io ho ricevuto molto.
La penultima volta che l’ho visto, alla vigilia di Natale 2000, ero rimasta veramente turbata di come l’avevo trovato. Il viso contratto dalla sofferenza: non l’avevo mai visto così prima. Aveva persino declinato l’invito per il ricorrente pranzo di Natale nella mia famiglia!
Prima di ripartire quell’anno ho voluto rivederlo e […] quale è stata la sorpresa mia e di mio marito nel vederlo sorridente, sereno e completamente rilassato come fosse guarito. In poche parole siamo partiti tranquilli e sereni e quel senso di angoscia e di agitazione che ci aveva preso alla vigilia di Natale era sparito. Partendo eravamo sicuri e fiduciosi che presto si sarebbe ripreso dalla sua malattia.
Purtroppo le cose non sono andate così e dopo neanche un mese è morto. Quanto ho saputo la notizia sono sprofondata in un grande dolore e non riuscivo più a frenare il mio pianto. Era veramente qualcosa di acuto e di vivo.
Ora […] mentre ero in lacrime pensando a lui, ho avuto all’improvviso la sensazione che fosse accanto a me per salutarmi un’ultima volta, com’era solito fare quando ci salutavamo dopo ogni nostro incontro. Tutto questo mi ha fatto subito uscire dal senso di disperazione che mi aveva preso e mi ha ridonato la serenità e ho infine accettato la sua morte.
Questi due anni per me sono stati intensi, pieni di impegni: ho lavorato per […] e ho cominciato i miei studi di naturopatia. Chissà se da lassù, lui non mi abbia aiutato in tutto questo!

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Una missionaria medico
Mozambico, febbraio 2003

Con molto piacere ho ricevuto gli scritti su P. Bernard […]. Anche se non conosco bene il francese, l’Anthologie spirituelle è un tesoro: lì troviamo i testi che sono stati importanti per lui, il nostro Padre, e che sono fondamentali per ogni seria vita spirituale. Bello vedere Dante tradotto in francese! E le tante testimonianze raccolte mi hanno commosso: rivelano una personalità ben più ricca di quella che ho conosciuto io, con una calda umanità e una spiritualità profonda. Davvero, il Padre continua vivo, nel suo insegnamento e nella sua presenza amica. Proprio qualche giorno fa, considerando la mia situazione spirituale e alcune difficoltà che sto attraversando, all’improvviso mi ricordai di quello che mi disse P. Bernard, molti anni fa… e fu una illuminazione rasserenante!