LUMEN CHRISTI B14

LO SPIRITO E IL MISTERO DELLA REDENZIONE (II)
L'Enciclica Dominum et vivificantem (VI)

     Poiché lo Spirito Santo conosce e manifesta il senso del peccato quale causa, in qualche modo, di sofferenza in Dio, è chiaro che egli parteciperà attivamente alla soluzione di una simile situazione in quanto il Padre la vorrà raddrizzare.

DV n. 40: "Il valore redentivo... Verbo Incarnato"
     L'azione dello Spirito si manifesta direttamente nella remissione dei peccati secondo il potere conferito alla Chiesa da Gesù stesso.

Gv 20,19-23: Notiamo il rapporto fra le piaghe della Passione e il dono dello Spirito per la remissione dei peccati.
     È quindi normale che il mistero della Croce sia stato compiuto dal Signore in dipendenza totale dallo Spirito Santo; il quale è presente in tutta la vita di Gesù.

DV n.40:"Sappiamo che Dio... egli stesso"
     Insistendo sul ruolo dello Spirito, quale Persona-amore, nel sacrificio della Croce, il Santo Padre mette in rilievo che si tratta di un sacrificio di amore e, per descriverlo, usa il simbolo del fuoco.

DV n. 41: "Lo Spirito Santo come amore e dono... ed eterna"
     Lungi dal considerare il mistero della Croce subito passivamente da Cristo, l'enciclica insiste sull'azione stessa di Gesù il quale si è aperto allo Spirito nel momento della Passione.

- Il valore interiore del sacrificio della Croce
     Dopo aver presentato il senso profondo del Mistero redentore, l'enciclica riprende il suo carattere storico. Nella parte successiva si tratta dunque di meditare sulla remissione dei peccati  mediante il potere conferito alla Chiesa di perdonare in virtù del dono dello Spirito conferitole dal Cristo risorto.
     Tale potere non deriva dal dono di una forza anonima, bensì dal dono dello Spirito-Persona divina che continua ad agire "facendo conoscere all'uomo il suo male e, nello stesso tempo, orientandolo verso il bene" (DV n.42).
     Come nelle pagine precedenti, il testo insisteva sull'interiorità del sacrificio della Croce vissuto nella preghiera di Cristo, così ora l'attenzione è rivolta al problema del rapporto tra la coscienza dell'uomo che è "infatti il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimo" (DV n. 43).
     Tali espressioni del Concilio hanno dato l'occasione di insistere talmente sull'autonomia della coscienza umana che si è venuti a dimenticare il valore della norma oggettiva. Dopo il Concilio, il Santo Padre ricorda dunque che i comandamenti della legge definiscono una prima volontà di Dio inserito nell'ordine della creazione.
     Di nuovo appare la necessità per l'uomo di oggi di convertirsi sotto l'azione dello Spirito che "convince l'uomo quanto al peccato".

Scuola di preghiera

L'Enciclica
Dominum et vivificantem (VI)

DV n. 40
Il valore redentivo del sacrificio di Cristo è espresso con parole molto significative dall'autore della Lettera agli Ebrei, il quale, dopo aver ricordato i sacrifici dell'Antica Alleanza, in cui «il sangue dei capri e dei vitelli... purifica nella carne», soggiunge: «Quanto più il sangue di Cristo, il quale con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente»? Pur consapevoli di altre possibili interpretazioni, le nostre considerazioni sulla presenza dello Spirito Santo in tutta la vita di Cristo ci portano a ravvisare in questo testo come un invito a riflettere sulla presenza del medesimo Spirito anche nel sacrificio redentore del Verbo Incarnato. 

Gv 20,19-23
19La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

DV n.40
Sappiamo che «Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth», come diceva Simon Pietro nella casa del centurione Cornelio. Conosciamo il mistero pasquale della sua «dipartita», secondo il Vangelo di Giovanni Le parole della lettera agli Ebrei ora ci spiegano in quale modo Cristo «offrì se stesso senza macchia a Dio» e come ciò fece «con uno Spirito eterno». Nel sacrificio del Figlio dell'uomo lo Spirito Santo è presente ed agisce così come agiva nel suo concepimento, nella sua venuta al mondo, nella sua vita nascosta e nel suo ministero pubblico. Secondo la Lettera agli Ebrei, sulla via della sua «dipartita» attraverso il Getsemani e il Golgota, lo stesso Cristo Gesù nella propria umanità si è aperto totalmente a questa azione dello Spirito-Paraclito, che dalla sofferenza fa emergere l'eterno amore salvifico. Egli è stato, dunque, «esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì». In questo modo tale Lettera dimostra come l'umanità, sottomessa al peccato nei discendenti del primo Adamo, in Gesù Cristo è diventata perfettamente sottomessa a Dio ed a lui unita e, nello stesso tempo, piena di misericordia verso gli uomini. Si ha così una nuova umanità, che in Gesù Cristo mediante la sofferenza della Croce è ritornata all'amore, tradito da Adamo col peccato. Essa si è ritrovata nella stessa fonte divina dell'elargizione originaria: nello Spirito, che «scruta le profondità di Dio» ed è amore e dono egli stesso.

DV n. 41:
Lo Spirito Santo come amore e dono discende, in un certo senso, nel cuore stesso del sacrificio che viene offerto sulla Croce. Riferendoci alla tradizione biblica, possiamo dire: egli consuma questo sacrificio col fuoco dell'amore, che unisce il Figlio col Padre nella comunione trinitaria. E poiché il sacrificio della Croce è un atto proprio di Cristo, anche in questo sacrificio «egli riceve lo Spirito Santo». Lo riceve in modo tale, che poi egli - ed egli solo con Dio Padre - può «darlo» agli apostoli, alla Chiesa, all'umanità. Egli solo lo «manda» dal Padre. Egli solo si presenta davanti agli apostoli riuniti nel Cenacolo, «alita su di loro» e dice: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi», come aveva preannunciato Giovanni Battista: «Egli vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco». Con quelle parole di Gesù lo Spirito Santo è rivelato ed insieme è reso presente come amore che opera nel profondo del mistero pasquale, come fonte della potenza salvifica della Croce di Cristo, come dono della vita nuova ed eterna.