LUMEN CHRISTI B68

IL SENSO DI DIO

Se il Popolo di Dio afferma la sua fede in Jahvé, il Dio che lo ha liberato, il contatto con i popoli pagani gli fa porre con forza il problema dalla conoscenza di Dio per mezzo del creato: il Dio Creatore è il Dio Salvatore! In realtà, anche per noi, è necessario pensare al Dio Creatore per fare l'unità nel nostro pensiero e nella nostra vita spirituale.
Is 45,11-18:Il Dio che conduce la storia, e in particolare ha cura de1 Popolo eletto, è anche colui che ha creato tutto, tutto ha disposto fin dall'inizio perché si compia il suo disegno. La nozione di Dio Salvatore è quindi legata alle nozioni di onnipotenza e di provvidenza.
E reciprocamente: se Dio può essere conosciuto attraverso il Creato, la salvezza è aperta a quelli che, in modo più o meno esplicito, sapranno situarsi davanti a Dio.
Eb 11,1-6: il testo definisce per così dire le condizioni minime per accedere alla salvezza.
Il testo del libro della Sapienza ci indica due considerazioni per arrivare alla conoscenza di Dio mediante il Creato: la contemplazione della bellezza e il senso della sua potenza.
Sap 13,1-5: il senso della bellezza richiede uno spirito di contemplazione, il quale è spesso assente dalla nostra mentalità moderna che considera la natura come materia da sfruttare e non come dono offerto alla contemplazione.
v.5: troviamo una espressione che è diventata fondamentale per indicare il modo con cui possiamo elevare la nostra mente a Dio: per analogia.
Ci vuole sempre però un salto della mente, perché l' esistenza di Dio non è mai evidente: urta contro l'esistenza del male e della sofferenza, e sfugge a ogni rappresentazione adeguata. Concretamente quindi, la capacità dell'uomo di riconoscere Dio è ostacolata: "veramente, tu sei un Dio nascosto".
Il salto è fatto dal cuore che si lascia attirare dal senso della bellezza e dal desiderio della salvezza.
Sap 13,6-9: il rimprovero tuttavia è leggero.
Per i fabbricatori e i cultori di idoli invece il rimprovero è molto più duro.
Sap 13,10-13: non si tratta solo di una incapacità di alzare il pensiero fino al Creatore ma di una volontà di mettere Dio al proprio servizio.
Così ritroviamo il discorso contro gli idoli caratteristico dei profeti, in particolare di Isaia.
Chi, infatti, fabbrica un idolo fissa la sua mente e il suo cuore su di esso e non è più disponibile per una ricerca del vero Dio.
Per noi, tale discorso sugli idoli è sostituito nella pratica dalla mentalità tecnica: con essa l'uomo sperimenta un potere che gli sembra illimitato e tende dunque a dimenticare la ricerca del senso del mondo e della propria vita.

Scuola di Preghiera
passi scritturistici

Is 45,11-18
11Dice il Signore,
il Santo di Israele, che lo ha plasmato:
«Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli
e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?
12Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l'uomo;
io con le mani ho disteso i cieli
e do ordini a tutte le loro schiere.
13Io l'ho stimolato per la giustizia;
spianerò tutte le sue vie.
Egli ricostruirà la mia città
e rimanderà i miei deportati,
senza denaro e senza regali»,
dice il Signore degli eserciti.

4Così dice il Signore:
«Le ricchezze d'Egitto e le merci dell'Etiopia
e i Sabei dall'alta statura
passeranno a te, saranno tuoi;
ti seguiranno in catene,
si prostreranno davanti a te,
ti diranno supplicanti:
Solo in te è Dio; non ce n'è altri;
non esistono altri dei.
15Veramente tu sei un Dio nascosto,
Dio di Israele, salvatore.
16Saranno confusi e svergognati
quanti s'infuriano contro di lui;
se ne andranno con ignominia
i fabbricanti di idoli.
17Israele sarà salvato dal Signore
con salvezza perenne.
Non patirete confusione o vergogna
per i secoli eterni».
18Poiché così dice il Signore,
che ha creato i cieli;
egli, il Dio che ha plasmato
e fatto la terra e l'ha resa stabile
e l'ha creata non come orrida regione,
ma l'ha plasmata perché fosse abitata:
«Io sono il Signore; non ce n'è altri.

Eb 11,1-6
1La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. 2Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza.
3Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede.
4Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, attestando Dio stesso di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.
5Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio. 6Senza la fede però è impossibile essergli graditi; chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano.

Sap 13,1-5
1Davvero stolti per natura tutti gli uomini
che vivevano nell'ignoranza di Dio.
e dai beni visibili non riconobbero colui che è,
non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere.
2Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile
o la volta stellata o l'acqua impetuosa
o i luminari del cielo
considerarono come dei, reggitori del mondo.
3Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dei,
pensino quanto è superiore il loro Signore,
perché li ha creati lo stesso autore della bellezza.
4Se sono colpiti dalla loro potenza e attività,
pensino da ciò
quanto è più potente colui che li ha formati.
5Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si conosce l'autore.

Sap 13,6-9
6Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero,
perché essi forse s'ingannano
nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo.
7Occupandosi delle sue opere, compiono indagini,
ma si lasciano sedurre dall'apparenza,
perché le cosa vedute sono tanto belle.
8Neppure costoro però sono scusabili,
9perché se tanto poterono sapere da scrutare l'universo,
come mai non ne hanno trovato più presto il padrone?

Sap 13,10-13
10Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte
e che chiamarono dei i lavori di mani d'uomo,
oro e argento lavorati con arte,
e immagini di animali,
oppure una pietra inutile, opera di mano antica.
11Se insomma un abile legnaiuolo,
segato un albero maneggevole,
ne raschia con diligenza tutta la scorza
e, lavorando con abilità conveniente,
ne forma un utensile per gli usi della vita;
12raccolti poi gli avanzi del suo lavoro,
li consuma per prepararsi il cibo e si sazia.
13Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla,
legno distorto e pieno di nodi,
lo prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero;
senza impegno, per diletto, gli dà una forma,
lo fa simile a un'immagine umana