LUMEN CHRISTI B 53

LA RIVALITÀ UOMO-DONNA
La Lettera Apostolica Mulieris dignitatem (III)

Abbiamo visto nella spiegazione del testo di Gn 2,18-25, l'affiorare di tensioni fra l'uomo e la donna. Il racconto del peccato del principio manifesta chiaramente che concretamente la dualità uomo-donna non è più vissuta come comunione delle persone nel dono reciproco e sincero di sé, bensì come rivalità.

Gn 3,14-19: l'inimicizia è entrata nel mondo con la tendenza al dominare da una parte ed una condizione negativa della donna nei confronti dell'uomo. E tale situazione rovina il primo disegno di Dio che era di comunione piena nell'amore sia dell'umanità con Dio sia dell'uomo e della donna.

MD n.9: "Creando l'uomo e la donna... della natura".

Insistiamo ora sull'aspetto della rivalità uomo-donna e domandiamoci perché, nella maggior parte delle culture, tale rivalità si sia tradotta a scapito della donna.

MD n.10: "La descrizione biblica... communio personarum".

Poiché il peccato non ha creato una condizione nuova per l'uomo e per la donna ma li ha posti in una nuova situazione di conflitto, e per la donna di inferiorità sociale, ci deve essere nell'essere maschio o femmina una predisposizione a tale evoluzione negativa.

Cerchiamo quindi di precisare la polarità uomo-donna.

Stando al testo biblico, all'uomo appartiene anzitutto l'azione trasformatrice e creatrice: egli doveva "coltivare e custodire il giardino" (Gn 2,15) e, dopo il peccato, deve lavorare nella pena e nel dolore, e con il sudore del suo volto mangiare il pane (Gn 3,13-15). Custodire il giardino implica anche la lotta. Diciamo che l'essere-uomo implica un rapporto dinamico al mondo delle cose e delle persone.

L'essere-donna invece è rivolto all'interiorità, all'accoglienza alla maternità. La donna è normalmente attenta a tutto ciò che è debole e ha bisogno di tenerezza e di sollecitudine. Se all'uomo conviene maggiormente la nozione di azione, alla donna appartiene quella dell'interiorità della vita, vissuta concretamente nella maternità.

A partire dal momento in cui il peccato ha distrutto l'armonia primitiva, è chiaro che le predisposizioni naturali dovevano tradursi culturalmente e sociologicamente in situazioni di dominio e di inferiorità. La verità, teologica però insiste sul fatto che tale situazione non corrisponde al disegno di Dio nella creazione ed è il frutto del peccato, cioè della contraddizione del disegno di Dio da parte dell'uomo.

MD n.10: "Perciò anche la giusta... sulla terra".

La giusta soluzione non può essere per la donna la sua "mascolinizzazione".

Bisogna tornare quindi alla nozione dell'essenziale dignità della donna e promuovere il vero rapporto dell'uomo e della donna nel rispetto e nel dono reciproco, rapporto che deve realizzarsi nell'amore sponsale, simbolo di ogni rapporto giusto e della comunione delle persone.

Scuola di Preghiera
La Lettera Apostolica Mulieris dignitatem (III)

Gn 3,14-19
14Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
15Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
16Alla donna disse:
«Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà».
17All'uomo disse:
«Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie
e hai mangiato dell'albero,
di cui ti avevo comandato:
Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
18Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba campestre.
19Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!».

MD n.9
Creando l'uomo e la donna a propria immagine e somiglianza, Dio vuole per loro la pienezza del bene, ossia la felicità soprannaturale, che scaturisce dalla partecipazione alla sua stessa vita. Commettendo il peccato l'uomo respinge questo dono e contemporaneamente vuol diventare egli stesso «come Dio, conoscendo il bene e il male» (Gen 3,5), cioè decidendo del bene e del male indipendentemente da Dio, suo creatore. Il peccato delle origini ha la sua «misura» umana, il suo metro interiore nella libera volontà dell'uomo ed insieme porta in sé una certa caratteristica «diabolica»(29), come è messo chiaramente in rilievo nel Libro della Genesi (3,1-5). Il peccato opera la rottura dell'unità originaria, di cui l'uomo godeva nello stato di giustizia originale: l'unione con Dio come fonte dell'unità all'interno del proprio «io», nel reciproco rapporto dell'uomo e della donna («communio personarum») e, infine, nei confronti del mondo esterno, della natura.

MD n.10
La descrizione biblica del Libro della Genesi delinea la verità circa le conseguenze del peccato dell'uomo, come indica, altresì, il turbamento di quell'originaria relazione tra l'uomo e la donna che corrisponde alla dignità personale di ciascuno di essi. L'uomo, sia maschio che femmina, è una persona e, dunque, «la sola creatura che sulla terra Dio abbia voluto per se stessa»; e nello stesso tempo proprio questa creatura unica e irripetibile «non può ritrovarsi se non mediante un dono sincero di sé». Da qui prende inizio il rapporto di «comunione», nella quale si esprimono l'«unità dei due» e la dignità personale sia dell'uomo che della donna. Quando dunque leggiamo nella descrizione biblica le parole rivolte alla donna: «Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà» (Gen 3,16), scopriamo una rottura e una costante minaccia proprio nei riguardi di questa «unità dei due», che corrisponde alla dignità dell'immagine e della somiglianza di Dio in ambedue. Tale minaccia risulta, però, più grave per la donna. Infatti, all'essere un dono sincero, e perciò al vivere «per» l'altro subentra il dominio: «Egli ti dominerà». Questo «dominio» indica il turbamento e la perdita della stabilità di quella fondamentale eguaglianza, che nell'«unità dei due» possiedono l'uomo e la donna: e ciò è soprattutto a sfavore della donna, mentre soltanto l'eguaglianza, risultante dalla dignità di ambedue come persone, può dare ai reciproci rapporti il carattere di un'autentica «communio personarum».

MD n.10
Perciò, anche la giusta opposizione della donna di fronte a ciò che esprimono le parole bibliche: «Egli ti dominerà» (Gen 3,16) non può a nessuna condizione condurre alla «mascolinizzazione» delle donne. La donna - nel nome della liberazione dal «dominio» dell'uomo - non può tendere ad appropriarsi le caratteristiche maschili, contro la sua propria «originalità» femminile. Esiste il fondato timore che su questa via la donna non si «realizzerà», ma potrebbe invece deformare e perdere ciò che costituisce la sua essenziale ricchezza. Si tratta di una ricchezza enorme. Nella descrizione biblica l'esclamazione del primo uomo alla vista della donna creata è un'esclamazione di ammirazione e di incanto, che attraversa tutta la storia dell'uomo sulla terra.