LUMEN CHRISTI B21

L’Enciclica Redemptoris Mater (III)

La prima risposta dell’uomo alle disposizioni salvifiche di Dio è la fede nella parola; ma questa fede non rimane solo a livello della adesione intellettuale; deve passare nella volontà e tradursi in obbedienza concreta.

Rm 16,25-27: il disegno eterno della salvezza si compie attraverso la cooperazione dell’uomo che risponde con un atto di fede: tale fede è oscura perché il Disegno di Dio rimane nascosto nel suo cuore, ma dà l’efficacia concreta a tale Disegno.

L’enciclica seguirà le varie fasi della fede concreta di Maria seguendo lo sviluppo storico della Redenzione in Cristo.

1 – L’esempio di Abramo nostro padre nella fede

La fede di Abramo segna l’inizio dell’Antica Alleanza così come quella della Madonna l’inizio della Nuova Alleanza.

Eb 11,8-12: la risposta di Abramo è obbedienza: tale atto di obbedienza non anticipa chiaramente lo svolgimento storico del Disegno di Dio; è obbedienza nell’istante, nella misura in cui la volontà di Dio si fatta chiaramente conoscere.

Anticipa però la promessa di Dio nella speranza: la fede è fondamento delle cose che si sperano (Eb 11,1). La speranza comprende la certezza che il Disegno di Dio è disegno di amore e di vita.
Sara, la sterile, concepisce ed anticipa in figura il dono della maternità alla Vergine.

2- Fede e abbandono

RM n.13: “Nell’Annunciazione… i suoi doni”.

Attraverso l’abbandono alla volontà di Dio, è tutto l’essere della persona che si dona a Dio per diventare lo strumento perfetto del Disegno della Redenzione.
La disponibilità radicale presuppone 1’azione,continua dello Spirito Santo il quale, mediante i suoi doni, permette alla fede di diventare adesione totale dell’intelletto, della volontà e dell’azione alla grazia divina.
La nostra cooperazione implica una presa di coscienza e cioè una fede viva e personale

RM n.13: “Maria ha pronunciato… viene a me”.

Abbandono nella sofferenza

Seguendo lo sviluppo della vita di Maria a partire dall’annunciazione, il Santo Padre nota le circostanze concrete che indicano la presenza della sofferenza.

  • La povertà che caratterizza la nascita di Gesù
  • L’annuncio profetico di Simeone

RM n.16: “Contemporaneamente… e nel dolore”.
“Segno di contradizione”. È questa la condizione del Messia e della Chiesa.


Passi Scritturistici

Rm 16,25-27

25A colui che ha il potere di confermarvi
nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo,
secondo la rivelazione del mistero,
avvolto nel silenzio per secoli eterni,
26ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti,
per ordine dell’eterno Dio,
annunciato a tutte le genti
perché giungano all’obbedienza della fede,
27a Dio, che solo è sapiente,
per mezzo di Gesù Cristo,
la gloria nei secoli. Amen.

Eb 11,8-12

8Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
9Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. 10Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
11Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. 12Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

RM n.13

Nell’annunciazione, infatti, Maria si è abbandonata a Dio completamente, manifestando «l’obbedienza della fede» a colui che le parlava mediante il suo messaggero e prestando «il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà». Ha risposto, dunque, con tutto il suo «io» umano, femminile, ed in tale risposta di fede erano contenute una perfetta cooperazione con «la grazia di Dio che previene e soccorre» ed una perfetta disponibilità all’azione dello Spirito Santo, il quale «perfeziona continuamente la fede mediante i suoi doni».

RM n.13: “Maria ha pronunciato…. viene a me”.

Maria ha pronunciato questo fiat mediante la fede. Mediante la fede si è abbandonata a Dio senza riserva ed «ha consacrato totalmente se stessa, quale ancella del Signore, alla persona e all’opera del Figlio suo». E questo figlio – come insegnano i Padri – l’ha concepito prima nella mente che nel grembo: proprio mediante la fede! Giustamente, dunque, Elisabetta loda Maria: «E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Queste parole si sono già compiute: Maria di Nazareth si presenta sulla soglia della casa di Elisabetta e di Zaccaria come Madre de Figlio di Dio. È la scoperta gioiosa di Elisabetta: «La madre del mio Signore viene a me»!

RM n.16

Contemporaneamente però, Simeone si rivolge a Maria con le seguenti parole: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori»; ed aggiunge con diretto riferimento a Maria: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,34). Le parole di Simeone mettono in una luce nuova l’annuncio che Maria ha udito dall’angelo: Gesù è il Salvatore, è «luce per illuminare» gli uomini. Non è quel che si è manifestato, in certo modo, nella notte del Natale, quando sono venuti nella stalla i pastori? (Lc 2,8). Non è quel che doveva manifestarsi ancor più nella venuta dei Magi dall’Oriente? (Mt 2,1). Nello stesso tempo, però, già all’inizio della sua vita, il Figlio di Maria, e con lui sua madre, sperimenteranno in se stessi la verità delle altre parole di Simeone: «Segno di contraddizione» (Lc 2,34). Quello di Simeone appare come un secondo annuncio a Maria, poiché le indica la concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la sua missione, cioè nell’incomprensione e nel dolore.