Benvenuto tra gli Amici di Padre Bernard

Chi era Padre Bernard?

Charles André Bernard (1923-2001), gesuita, per quasi un quarantennio professore all’Università Gregoriana, è stato un maestro di sapere e di vita il cui irradiamento è passato attraverso innumerevoli contatti personali e passa ancora attraverso un’opera monumentale, interamente focalizzata intorno a una categoria centrale: la vita-nello-spirito.

L’attenzione al sostrato psicologico e antropologico lo ha messo in dialogo con le scienze umane. La sua teologia si è declinata in Teologia spirituale, Teologia simbolica, Teologia affettiva, e infine (postuma) Teologia mistica.

Nonostante la sua formazione filosofica e specificamente metafisica, il suo Dio non è “il Dio dei filosofi e dei sapienti” bensì il Dio dei mistici (è il titolo di una sua trilogia dedicata alle tipologie dell’esperienza mistica cristiana).

Chi lo ha conosciuto, sa bene che quello straordinario spessore culturale si compendiava nella semplicità del tratto, nell’accoglienza del sorriso, nella indistruttibile solidità del suo aiuto alle anime.


Perché siamo qui?

L’Associazione “Amici di Padre Bernard” si propone di:

  • promuovere la conoscenza della personalità spirituale di P. Charles André Bernard come pure lo studio e la divulgazione del suo pensiero;
  • promuovere ogni tipo di studio e di iniziativa che rientri nel campo del linguaggio simbolico il quale, secondo l’insegnamento di P. Bernard, svolge un ruolo fondamentale nella vita e nel pensiero cristiani.

In altre parole tutto ciò che può concorrere a quel “discorso teologico integrato” che si trova al cuore dei suoi studi e che da essi ha ricevuto solido fondamento e impulso.

Qualche novità

Il Sito, completamente rinnovato (agosto 2019), è stato aggiornato con nuovo materiale che da una parte attesta lo stato degli studi sul P. Bernard, dall’altra fornisce nuovi elementi per conoscerne il pensiero e la figura di guida spirituale.

Viene inoltre inaugurata una pagina intitolata “Il linguaggio simbolico nella Chiesa oggi”, per presentare, con materiali di vario genere, le ricadute positive della rivalutazione della conoscenza simbolica. È un fatto: la Sacra Scrittura, le diverse tradizioni liturgiche, pastori e maestri spirituali, come pure l’espressione architettonica e figurativa cristiana della Chiesa indivisa, ricorrono di preferenza all’immagine-simbolo.

Il linguaggio simbolico nella Chiesa oggi

Oggi la riscoperta delle motivazioni antropologiche, spirituali e propriamente cristiane di questo dato sta aprendo gli occhi a un numero crescente di pastori, teologi, liturgisti, studiosi e artisti cristiani, consapevoli della funzione del linguaggio simbolico nella trasmissione della fede e nella dimensione celebrativa.

> L’immagine nella Parola

> La parola nell’immagine

Pensieri scelti

Il mondo spirituale è un mondo reale.

La situazione singolare della vita cristiana non risiede nel fatto che essa richiederebbe strutture simboliche proprie, bensì nel fatto che il mondo spirituale va concepito come un mondo reale. In questo mondo Dio è veramente Padre, Figlio, Spirito. Incarnandosi il Figlio si è servito della realtà cosmica per conferirle una nuova dignità nell’ordine dell’espressione e in quello della comunicazione di vita. La presenza in noi della grazia santificante e l’azione continua di Dio che attira a sé l’anima, suscitano un dinamismo spirituale analogo al dinamismo vitale naturale e quindi un’espressione simbolica del desiderio e del cibo spirituale: così diciamo che abbiamo fame e sete di Dio e che ci avviciniamo alla duplice mensa della Parola e dell’eucaristia.

 

Ch.A. Bernard, ``Simboli spirituali``, in id., “Tutte le cose in lui sono vita”. Scritti sul linguaggio simbolico, Cinisello Balsamo (MI) 2010, 240-261; qui 253.

L’uomo tutto intero.

Non si deve dunque opporre due mondi, il materiale e lo spirituale, il che conduce a una spiritualità di separazione e alla preoccupazione della vita angelica; bisogna invece concepire l’uomo chiamato alla vita divina: un mondo naturale, corporeo e mentale allo stesso tempo, si pone davanti a un mondo divino, soprannaturale. […] In questa prospettiva, la situazione spirituale del corpo appare molto differente da quella che nasce da una prospettiva dualista. Il problema spirituale non può essere ridotto a un’ascesi corporale. È l’uomo, tutto intero a immagine di Dio, che deve trasformarsi.

 

Ch.A. Bernard, Le projet spirituel, 76-77.

Linguaggio simbolico e riconciliazione del corpo con lo spirito.

L’utilizzazione che l’espressione simbolica fa dei rapporti elementari con il cosmo significa in primo luogo il riconoscimento della parentela profonda che unisce il microcosmo umano all’Universo. Ma essa va oltre il semplice riconoscimento: mette in opera tale legame in vista di una riconciliazione del corpo con lo spirito. L’uomo infatti, a partire dal momento in cui s’inserisce volontariamente nell’universo per conferirgli la dignità di testimone del mondo spirituale, mette la propria sensibilità al servizio della sua ricerca di Dio. Si compie allora la trasformazione della sua coscienza; il senso si sottomette allo spirito e questo a Dio. È a questa trasformazione che l’attività simbolica invita l’uomo, ancor oggi…

 

Ch.A. Bernard, Teologia simbolica, 439-440.

Vita nello spirito e dinamismo affettivo.

La simbolizzazione suppone che un dinamismo affettivo accompagni la vita dello spirito, ed è questo dinamismo ad autorizzare e permettere il passaggio al significato simbolico: ho sete di acqua, ma anche di verità e di felicità. La sete di verità non è una proiezione del bisogno fisiologico, ma esiste per se stessa, pur avendo bisogno dell’appoggio della percezione organica per esprimersi.

 

Ch.A. Bernard, «La sfida del simbolo», in id., “Tutte le cose in lui sono vita”. Scritti sul linguaggio simbolico, Cinisello Balsamo (MI) 2010, 240-261; qui 247.

Perché l’istanza affettiva non va trascurata.

Colui che guarda con realismo la natura umana, sa quante brutte sorprese comporti il trascurare l’istanza affettiva: non soltanto squilibra la persona, privilegiandone l’attività razionale e tecnica, ma rinfocola continuamente una ricerca di compensazioni.

 

Ch.A. Bernard, Il Cuore di Cristo e i suoi simboli, Roma 2008, 103.

La libertà vera.

La molla della nostra azione si manifesta come desiderio di essere. […] La libertà vera altro non è che consenso dell’essere fino a che l’Essere si sia reso presente nella sua purezza. Allora infatti la libertà di scelta sarà abolita, ma la nostra libertà non verrà meno; essa si inserisce nella beatitudine, che risponde al nostro desiderio più profondo, unendo nell’Essere puro la nostra volontà con la nostra natura.

 

Ch.A. Bernard, Nature et volonté d’après saint Thomas d’Aquin. Essai sur l’ordre volontaire, dissertatio philosophica ad lauream, Facultas philosophiae Cantiliacensis, manoscritto datato 21 giugno 1951, 182, Archivio della Pontificia Università Gregoriana; citato in M.A. Sodor, «Teologia e mistica nell’itinerario intellettuale di Charles André Bernard», in Teologia e mistica in dialogo con le scienze umane, Cinisello Balsamo (MI) 2008, 55.

Quel che l’amore è in grado di fare.

Ciò che non è stata in grado di fare la nostra intelligenza finita, l’amore può farlo. Realizza la nostra unione all’essere e così ordina in noi tutte le potenzialità secondo l’intenzione stessa di Dio, nostro Creatore.

 

Ch.A. Bernard, Nature et volonté d’après saint Thomas d’Aquin. Essai sur l’ordre volontaire, dissertatio philosophica ad lauream, Facultas philosophiae Cantiliacensis, manoscritto datato 21 giugno 1951, 177, Archivio della Pontificia Università Gregoriana; citato in M.A. Sodor, «Teologia e mistica nell’itinerario intellettuale di Charles André Bernard», in Teologia e mistica in dialogo con le scienze umane, Cinisello Balsamo (MI) 2008, 54.

L’efficacia del movimento simbolico non è alternativa all’azione dello Spirito né all’efficacia intrinseca dei sacramenti istituiti dal Cristo. Ne è semplicemente il supporto creato da Dio.

[…] lo Spirito di Dio, quando agisce in noi, utilizza strutture da lui stesso create. La sua vita anima una persona già costituita, inserita nel mondo e aperta alla totalità. Di conseguenza, quando una simile esperienza cerca la propria espressione, si muove legittimamente all’interno del sistema simbolico universale. Bisogna, inoltre, tener conto della realtà sacramentale, la quale assume deliberatamente sistemi dotati di efficacia per se stessi. Non certo che si possa intravvedere in ciò una sorta di operazione magica! Il sacramento è efficace perché Cristo, in virtù di un’espressa volontà, manifestata durante la sua vita terrena, continua ad agire per mezzo dei segni da lui istituiti: il sacramento rimane un atto di Cristo. […]

Non per questo però conviene sminuire il senso generale dell’efficacia del movimento simbolico! È su di essa che si appoggia la liturgia. Ma tanto più acutamente la coscienza percepirà il simbolo, quanto più avrà familiarità con la Sacra Scrittura. Questa, infatti, fa spesso e deliberatamente ricorso alla simbolica generale, né abbiamo alcun motivo di pensare che il simbolismo scritturistico non partecipi della garanzia e della fecondità che derivano dall’ispirazione. Anche se l’interpretazione simbolica si rivela meno rigorosa dell’espressione concettuale, ciò nondimeno essa trasmette la Parola di Dio nella sua autenticità. Ben lo avevano capito i Padri della Chiesa, i quali fondavano sul senso spirituale (cioè sul senso simbolico) della Sacra Scrittura la loro ricerca dottrinale.

 

Ch.A. Bernard, Teologia simbolica, Roma 1984, 437.

Per il principio dell’interiorità radicale di Dio a ogni creatura la vita-nello-spirito cristiana si rivela legata in modo intimo e necessario alla presenza dello Spirito Santo.

Tutto è dunque movimento. Tutto è vita. Tutto è animato dallo Spirito. Ed è forse questo l’aspetto più distintivo della spiritualità cristiana. Essa non è semplicemente una vita interiore che fa fiorire delle virtualità che si potrebbero dire mistiche. È una vita sottomessa alle mozioni di uno Spirito Santo, Spirito di libertà e di amore. Tale mozione è tanto interiore da raggiungere l’atto personale di esistere che è alla radice della libertà del nostro spirito. Cosicché ogni movimento spirituale, in noi e nel mondo, si alimenta all’unica fonte dello Spirito vivificante.

 

Ch.A. Bernard, Le projet spirituel, 103.

Concetto e simbolo; teologia dogmatica e teologia simbolica.

“[…] la duplice posizione di Dio, in sé e in atto di rivelarsi nel mondo, corrisponde a una duplice teologia: una per via dimostrativa, l’altra per via simbolica. Grazie alla prima, Dio è colto al termine di un processo dialettico fondato naturalmente sulla Sacra Scrittura; nell’altra, Dio è colto a partire dal dinamismo della percezione: è mia roccia, mio pastore, mio padre, mio signore… Nessuna opposizione, né ancor meno contraddizione, tra le due forme di teologia, ma complementarità. La prima situa la teologia nel suo rapporto con la riflessione metafisica, la seconda con la vita stessa che si esprime nella preghiera e negli atteggiamenti spirituali. Entrambe si radicano nel mistero di un Dio che si rivela nel Cristo. Il Cristo, infatti, è il Verbo di Dio mediante il quale e nel quale furono create tutte le cose ed è anche colui che si definisce «la via, la verità, la vita», la manifestazione visibile del Padre: «Chi vede me vede il Padre».

Se ora ci si pone  dal punto di vista del linguaggio stesso, bisognerà chiedersi in quale misura linguaggio discorsivo e linguaggio simbolico siano legati tra loro. Questo problema si pone a due livelli. Il primo riguarda la lingua stessa, e si tratta allora di cogliere l’importanza dell’immagine nel linguaggio, anche razionale. Il secondo è quello del discorso globale e ci si deve chiedere, per esempio, se le grandi opere speculative, filosofiche o teologiche, non presuppongano schemi simbolici che restano indimostrati e servono piuttosto da postulato; così, per la Somma teologica di san Tommaso sarà lo schema dell’exitus / reditus; per la filosofia di Hegel, quello del progresso; per il pensiero di Teilhard de Chardin, quelli dell’espansione e della centrazione. […].

Poiché i simboli s’impongono alla vita e al pensiero umano, e in modo più urgente alla vita religiosa, spetta ai teologi e a quanti si dedicano alle scienze umane giustificare e situare l’attività simbolica, sempre così presente nell’arte, nello spettacolo, nella vita umana e nell’esperienza religiosa. Sta a loro raccogliere la sfida del simbolo”.

 

Ch.A. Bernard, «La sfida del simbolo», in id., “Tutte le cose in lui sono vita”. Scritti sul linguaggio simbolico, Cinisello Balsamo (MI) 2010, 240-261; qui 252.

La necessità di tendere a un discorso teologico integrato.

“[…] La figura di Cristo si trova al centro di tutto il discorso teologico, essendo egli l’unica via concreta che porta alla piena conoscenza di Dio quale si è rivelato. […] Oggi sentiamo il bisogno di tornare alla concretezza della vita spirituale, essendo come costretti a riconoscerne la funzione vivificatrice nei confronti della teologia morale come della dogmatica. […] Il compito teologico oggi si rivela quindi abbastanza chiaro: anche se appare presuntuoso voler edificare un sistema teologico unitario, almeno in chiave didattica bisognerebbe, nella formazione cristiana, far posto all’insieme delle grandi discipline teologiche. […] Si potrebbe allora riscoprire la validità dell’antica divisione trinitaria della teologia risalente a Dionigi Areopagita e ripresa da san Bonaventura: la teologia dogmatica concettuale, la teologia mistica che fornisce alla prima il suo orizzonte infinito e infine la teologia simbolica. In questa potremmo includere non solo la liturgia, ma anche tutto quanto esprime la vita cristiana attraverso il veicolo dell’immagine: l’arte sacra, l’arte iconica come tale, e anche la poesia. Alla teologia spirituale fa capo necessariamente la teologia mistica, insieme alle forme espressive appena nominate dell’esperienza cristiana, e cioè la liturgia e l’arte; per questo essa appare necessaria alla costituzione di un discorso teologico integrativo”.

 

Ch.A. Bernard, «La spiritualità come fonte dottrinale», in id. (ed.), La spiritualità come teologia, Milano 1993, 336-351, qui 350.