SteveR Copyright © 2025 - Associazione Amici di Padre Bernard - P.Iva/C.F. 97276740582 - All rights reserved Policy
La Chiesa Apostolica e Sponsale
LUMEN CHRISTI B 60
La Lettera Apostolica Mulieris dignitatem (X)
Il
rapporto
fra
la
donna
e
il
mistero
della
Chiesa
è
essenzialmente
un
mistero
sponsale.
Bisogna
adesso
approfondire
tale
mistero
in
quanto
è
rapporto
fra
Cristo
e
Chiesa:
tale
rapporto ci rimanda alla dualità uomo-donna come unità dei due.
1- La Chiesa petrina, ossia sacerdotale
La
Chiesa
quale
Corpo
mistico
di
Cristo
è
gerarchica
ed
è
comunicatrice
di
vita
mediante
i
sacramenti.
In
tale
senso
il
sacerdozio
deve
significare
il
dono
gratuito
della
vita
da
parte di Cristo; tale è la ragione profonda della disposizione di Cristo che riserva il sacerdozio agli uomini.
MD n.26:” Sull’ampio sfondo… non rimessi”.
Il
Santo
Padre
risponde
all’obiezione
abituale
che
afferma
che
Gesù
ha
soltanto
obbedito
alle
usanze
di
quel
tempo
e
non
ha
voluto
deliberatamente
riservare
il
sacerdozio
agli
uomini. Cristo, invece, ha agito con piena libertà in un mondo che conosceva il sacerdozio pagano affidato a donne.
La
ragione
generale
di
tale
scelta
è
il
fatto
che
appartiene
all’uomo
di
simboleggiare
1’autorità
e
la
responsabilità
come
pure
gli
appartiene
di
essere
il
capo
della
creazione
che
egli deve dominare e trasformare.
La
Lettera
aggiunge
una
ragione
complementare:
l’atto
redentore
è
compiuto
da
Cristo
e
ricevuto
dalla
Chiesa;
e
tale
atto
redentore
ridiventa
attivo
nel
mistero
eucaristico
celebrato dall’assemblea Particolare
MD n.26: “Se Cristo… sacerdozio ministeriale”.
2 – Il sacerdozio comune: la Chiesa mariana
Al dono attivo di Cristo deve corrispondere l’azione della Chiesa tutt’intera; la sua risposta non è altro che l’attuazione del sacerdozio comune a tutti i fedeli.
1Pt,
4-10:
è
il
testo
fondamentale
che
indica
la
dignità
e
la
responsabilità
di
ogni
cristiano,
quella
di
fare
della
propria
vita
una
oblazione
a
Dio:
la
partecipazione
eucaristica
si
manifesta nell’offrire i sacrifici spirituali della propria esistenza.
Ciò
significa
che
il
rapporto
fra
Cristo
e
la
Chiesa,
e
attraverso
la
Chiesa
con
ogni
cristiano,
è
un
rapporto
di
sposo
a
sposa:
in
tale
senso
tutti
i
cristiani
vivono
la
grazia
sponsale.
MD n.27: “Questa partecipazione… dono della Sposa”.
Il rapporto a Cristo è quindi, fondamentalmente, rapporto di fede e di carità: con la fede si crea il legame interpersonale; con l’amore tale legame viene vissuto in pienezza.
Maria, come abbiamo visto nella Redemptoris Mater, è figura di tutta la Chiesa e va quindi considerata Madre-Vergine-Sposa.
Ciò implica partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. Anche in questo campo c’è parità di dignità della donna e dell’uomo pur nella distinzione dei tipi di azione
MD n.27: “Nella storia della Chiesa… multiforme servizio”.
Infatti tutti, uomini e donne, sono chiamati alla santità che è partecipazione alla vita e alla missione di Cristo.
Passi Scritturistici
MD .n.26
Sull’ampio
sfondo
del
«grande
mistero»,
che
si
esprime
nel
rapporto
sponsale
tra
Cristo
e
la
Chiesa,
è
possibile
anche
comprendere
in
modo
adeguato
il
fatto
della
chiamata
dei
«Dodici».Chiamando
solo
uomini
come
suoi
apostoli,
Cristo
ha
agito
in
un
modo
del
tutto
libero
e
sovrano.
Ciò
ha
fatto
con
la
stessa
libertà
con
cui,
in
tutto
il
suo
comportamento,
ha
messo
in
rilievo
la
dignità
e
la
vocazione
della
donna,
senza
conformarsi
al
costume
prevalente
e
alla
tradizione
sancita
anche
dalla
legislazione
del
tempo.
Pertanto,
l’ipotesi
che
egli
abbia
chiamato
come
apostoli
degli
uomini,
seguendo
la
mentalità
diffusa
ai
suoi
tempi,
non
corrisponde
affatto
al
modo
di
agire
di
Cristo.
«Maestro,
sappiamo
che
sei
veritiero
e
insegni
la
via
di
Dio
secondo
verità
(…),
perché
non
guardi
in
faccia
ad
alcuno»
(Mt
22,16).
Queste
parole
caratterizzano
pienamente
il
comportamento
di
Gesù
di
Nazareth.
In
questo
si
trova
anche
una
spiegazione
per
la
chiamata
dei
«Dodici».
Essi
sono
con
Cristo
durante
l’ultima
Cena;
essi
soli
ricevono
il
mandato
sacramentale:
«Fate
questo
in
memoria
di
me»
(Lc
22,
19;
1Cor
11,24),
collegato
all’istituzione
dell’Eucaristia.
Essi,
la
sera
del
giorno
della
risurrezione,
ricevono
lo
Spirito Santo per perdonare i peccati: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20,23).
MD n.26
Se
Cristo,
istituendo
l’Eucaristia,
l’ha
collegata
in
modo
così
esplicito
al
servizio
sacerdotale
degli
apostoli,
è
lecito
pensare
che
in
tal
modo
egli
voleva
esprimere
la
relazione
tra
uomo
e
donna,
tra
ciò
che
è
«femminile»
e
ciò
che
è
«maschile»,
voluta
da
Dio
sia
nel
mistero
della
creazione
che
in
quello
della
redenzione.
Prima
di
tutto
nell’Eucaristia
si
esprime
in
modo
sacramentale
l’atto
redentore
di
Cristo
Sposo
nei
riguardi
della
Chiesa
Sposa.
Ciò
diventa
trasparente
ed
univoco,
quando
il
servizio
sacramentale
dell’Eucaristia,
in
cui
il
sacerdote
agisce
«in
persona
Christi»,
viene
compiuto
dall’uomo.
E’
una
spiegazione
che
conferma
l’insegnamento
della
Dichiarazione
Inter
insigniores,
pubblicata per incarico di Paolo VI per rispondere all’interrogativo circa la questione dell’ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale.
1Pt 4,10
10Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio.
MD n.27
Questa
partecipazione
determina,
inoltre,
l’unione
organica
della
Chiesa,
come
Popolo
di
Dio,
con
Cristo.
In
essa
si
esprime
nel
contempo
il
«grande
mistero»
della
Lettera
agli
Efesini:
la
Sposa
unita
al
suo
Sposo;
unita,
perché
vive
la
sua
vita;
unita,
perché
partecipa
della
sua
triplice
missione
(tria
munera
Christi);
unita
in
una
maniera
tale
da
rispondere
con
un
«dono
sincero»
di
sé
all’ineffabile
dono
dell’amore
dello
Sposo,
redentore
del
mondo.
Ciò
riguarda
tutti
nella
Chiesa,
le
donne
come
gli
uomini,
e
riguarda
ovviamente
anche
coloro
che
sono
partecipi
del
«sacerdozio
ministeriale»,
che
possiede
il
carattere
di
servizio.
Nell’ambito
del
«grande
mistero»
di
Cristo
e
della
Chiesa
tutti
sono
chiamati
a
rispondere
–
come
una
sposa
–
col
dono
della
loro
vita
all’ineffabile
dono
dell’amore
di
Cristo,
che
solo,
come
redentore
del
mondo,
è
lo
Sposo
della
Chiesa.
Nel «sacerdozio regale», che è universale, si esprime contemporaneamente il dono della Sposa.
MD n.27
Nella
storia
della
Chiesa,
sin
dai
primi
tempi
c’erano
–
accanto
agli
uomini
–
numerose
donne,
per
le
quali
la
risposta
della
Sposa
all’amore
redentore
dello
Sposo
assumeva
piena
forza
espressiva.
Come
prime
vediamo
quelle
donne,
che
personalmente
avevano
incontrato
Cristo,
l’avevano
seguito
e,
dopo
la
sua
dipartita,
insieme
con
gli
apostoli
«erano
assidue
nella
preghiera»
nel
cenacolo
di
Gerusalemme
sino
al
giorno
di
Pentecoste.
In
quel
giorno
lo
Spirito
Santo
parlò
per
mezzo
di
«figli
e
figlie»
del
Popolo
di
Dio,
compiendo
l’annuncio
del
profeta
Gioele
(cfr.
At
2,17).
Quelle
donne,
ed
in
seguito
altre
ancora,
ebbero
parte
attiva
ed
importante
nella
vita
della
Chiesa
primitiva,
nell’edificare
sin dalle fondamenta la prima comunità cristiana – e le comunità successive – mediante i propri carismi e il loro multiforme servizio.